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UniCredit, prime manovre sul nuovo board

di Monica D'Ascenzo

Fondazioni, fondi sovrani e investitori privati. Il quadro dell'azionariato di UniCredit post aumento di capitale avrà questi colori, anche se ancora non sono definite le tonalità. Nella struttura generale non dovrebbero essere cambiati di molto i pesi. Il retail dovrebbe confermarsi attorno al 22%, mentre alla leggera discesa dei soci stabili rispetto al 38% pre aumento, dovrebbe fare da contraltare un incremento della quota degli istituzionali dal 40%. Per altro, secondo indiscrezioni, fra gli istituzionali dovrebbe essere scesa la presenza degli hedge fund a favore di fondi "long-only". La partita vera, però, si gioca negli equilibri fra le diverse anime dei soci, soprattutto in vista del rinnovo del board all'assemblea di inizio maggio. L'assetto pre-aumento vedeva Mediobanca al primo posto con una quota del 5,247% al servizio dei cashes, con diritti di voto sospesi; la Ipic di Abu Dhabi tramite Aabar Luxembourg al secondo posto con il 4,99%; la Central Bank of Libya al 4,988%; la Fondazione Cariverona al 4,211%; la Fondazione Crt al 3,319%; Carimonte Holding al 2,91%; la Libyan Investment Authority al 2,594% e Allianz al 2,043%.
La ricapitalizzazione da 7,5 miliardi, sottoscritta al 99,8%, ha portato cambiamenti rilevanti soprattutto fra i fondi con Capital Research che ha raddoppiato la quota al 5,4% e Blackrock fermo al 3,1%. Il fronte arabo, invece, vede la discesa di Central Bank of Lybia (2,9%) e Lia (1,8%) e la posizione di Aabar che dovrebbe attestarsi intorno al 5%.
L'aumento di capitale di Unicredit ha riscosso un particolare interesse fra gli imprenditori italiani. Francesco Gaetano Caltagirone, secondo indiscrezioni, avrebbe investito in UniCredit una parte dei proventi incassati dalla dismissione delle quote in Mps avvenuta in queste settimane e ufficializzata ieri con la discesa dall'2,78% all'1,383%. Secondo alcune fonti l'impegno in Piazza Cordusio sarebbe di un pacchetto tra lo 0,5% e l'1% del capitale. Si sono poi aggiunti agli investitori privati anche Diego Della Valle, patron di Tod's, che avrebbe costruito una posizione sotto il 2% del capitale (alcuni indicano circa l'1%), e i De Agostini, che hanno esercitato i diritti relativi ai cashes per lo 0,11 per cento. Altri imprenditori, invece, hanno colto l'occasione per rafforzare le proprie posizioni, come nel caso di Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, che è orientato a ritoccare la quota dello 0,5%. Al contrario, poi, c'è chi ha preferito scegliere di diluirsi come Maramotti, che va verso l'1%, e la famiglia Pesenti, scesa intorno allo 0,3%. Sul fronte delle fondazioni, poi, c'è stata la diluizione di Cariverona dal 4,2% al 3,1%, Manodori allo 0,5% e Bds allo 0,3%. Il risultato sarà, quindi, che le fondazioni si vedranno ridimensionate intorno all'11-12 per cento.
Oggi il cda della banca farà il punto della situazione sulla ricapitalizzazione appena chiusa e nominerà Helga Jung al posto di consigliere lasciato libero da Enrico Cucchiani in rappresentanza di Allianz. In attesa del rinnovo dell'intero cda, all'assemblea di aprile, la rappresentante di Allianz va ad ampliare la presenza femminile nel board di Unicredit, affiancando Lucrezia Reichlin e Marianna Licalzi.
Sul fronte dell'aumento, poi, ieri è stato comunicato che i diritti inoptati (4.601.714 riguardanti la sottoscrizione di 9.203.428 azioni) saranno offerti in Borsa nelle sedute dall'1 al 7 febbraio prossimi, salvo chiusura anticipata dell'offerta in caso di vendita integrale dei diritti.

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