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UniCredit, prima cartolarizzazione sui crediti fiscali del Superbonus

Anche la tecnica finanziaria della cartolarizzazione, quella messa in croce anni fa ai tempi della crisi finanziaria, diventa «green». E lo fa entrando nel mondo del Superbonus, del Sisma bonus e dei vari bonus per ristrutturazioni. A lanciare la prima cartolarizzazione su questi crediti fiscali, per 500 milioni di euro, è UniCredit. L’obiettivo è di aiutare le imprese di costruzioni impegnate nella ristrutturazione delle case ad anticipare i fondi dei vari bonus statali senza aspettare i 5 o 10 anni necessari. Cosa che le banche, UniCredit inclusa, già fanno. Ma la cartolarizzazione offre la possibilità di aumentare le potenzialità: quando UniCredit avrà esurito la possibilità di comprare i crediti fiscali dai clienti, per intenderci, sarà infatti la cartolarizzazione a proseguire il suo lavoro.

L’operazione è meno complessa di quanto non possa sembrare. Grazie a una struttura finanziaria resa possibile da recenti modifiche legislative, le imprese clienti di UniCredit come prima cosa stipulano un accordo quadro con la società veicolo che realizza la cartolarizzazione. La società si chiama Ebs srl. A questo punto queste imprese possono cedere al veicolo i crediti fiscali che hanno acquistato dai clienti (persone fisiche, condomini e così via), man mano che i crediti si generano. Ovviamente non li cedono a prezzo pieno, ma con uno sconto: come quando ad acquistare è la banca stessa, il Superbonus del 110% viene ad esempio ceduto a un valore del 102% nel caso di condomini e privati e al 100% nel caso di imprese. Questo significa che i clienti rinunciano a un pezzetto dell’incasso, ma in questo modo possono ottenere subito i fondi senza aspettare i 5 o 10 anni previsti dallo Stato.

Ma anche i clienti delle imprese clienti si possono avvalere dell’operazone. Supponiamo che una persona fisica faccia i lavori con una società che ha già esaurito la capienza massima di crediti acquistabili: in questo caso la società può cedere al veicolo direttamente i crediti di quei singoli clienti. Per ora a finanziare la società-veicolo Ebs è la stessa UniCredit, ma in futuro potranno essere investitori sul mercato a comprare le sue obbligazioni. Quel giorno le potenzialità andranno davvero a moltiplicarsi.

Intanto la banca è alle prese con il nuovo piano industriale e con la definizione della seconda linea manageriale, dopo la riorganizzazione del top management varata dal ceo Andrea Orcel il 12 maggio scorso. Possibile che il giro di nomine arrivi nei prossimi giorni.

Il tutto avviene mentre, anche a livello di azionariato, iniziano ad emergere le chiare prese di posizione di chi vuole che la banca di piazza Gae Aulenti si muova su una direttrice di crescita esterna, come già evocato dal top manager della banca. Sul tema si è espresso ieri il presidente della Fondazione Cariverona, Alessandro Mazzucco, il cui Ente controlla circa l’1,8% di UniCredit. Mazzucco ha detto che l’arrivo di Jean Pierre Mustier alla guida di UniCredit nel 2016 «è stato provvidenziale», ma il banchiere francese ha fatto «pulizia» e «vendita di asset». Serviva «qualche cosa di più, cioè una politica positiva di espansione». Nessuna indicazione specifica a Orcel, che «non ha certo bisogno di suggerimenti da parte di soci». E alla domanda se sia soddisfatto della nomina dell’attuale Ceo, Mazzucco ha detto: «Credo di aver avuto un ruolo non banale nella sua nomina».

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