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«Per UniCredit presidente italiano Npl, serve trasparenza sulle regole»

Nelle stanze di vetro del grattacielo UniCredit, da quando a fine giugno 2016 ha preso il timone della nave Jean-Pierre Mustier, la lingua ufficiale è l’inglese e non più l’italiano. L’idea di una grande banca commerciale europea che piace tanto agli investitori, da consolidare, da rilanciare, traslata da subito nel day-to-day aziendale. In poco più di un anno di cura del maratoneta Mustier, UniCredit ha concluso con successo l’aumento di capitale da 13 miliardi di euro – «una strategia di self help», di auto aiuto, come la chiama lui – interamente coperto dal mercato, senza un euro pubblico. Si è tolta dai cassetti 17,7 miliardi di sofferenze, con la cessione totale degli Npl a Pimco e Fortress. E prosegue la strada del piano strategico 2017-2019.
Così, a margine dell’inaugurazione della filiale UniCredit ad Abu Dhabi, hub per servire i clienti corporate nell’area del Golfo Persico, Mustier si trincera dietro un deciso «no comment» a chi gli chiede di commentare lo scivolone del Pd, il partito di maggioranza, sulla mozione parlamentare «di sfiducia» al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. «Ma il Governo – dice il Ceo di UniCredit – in questi mesi ha lavorato bene. Con i salvataggi di Mps e delle Venete ha messo in sicurezza il sistema bancario italiano, tanto che l’index del comparto da inizio anno sovraperforma del 10% rispetto alla media europea. Nel mio tour tra gli investitori internazionali di qualche mese fa, prima dell’aumento di capitale, tutti mi ripetevano che andava trovata una soluzione per il Monte dei Paschi e per le banche Venete». Missione compiuta, dunque. «Gli Npl ora non sono più un problema sistemico per le banche italiane, ma solo un problema». Con dei ratio vicini alla media europea. «L’Italia ha bisogno di avere banche forti, per supportare l’economia e l’esecutivo ha fatto un buon lavoro», secondo Mustier. Che conferma anche le sensazioni positive sulla ripresa economica. «Dai tanti incontri con gli imprenditori negli ultimi tempi emergono buone sensazioni sulla ripresa, i segnali migliori da otto anni a questa parte. Molta fiducia nella crescita in Europa e che l’Italia possa avere un ruolo maggiore». Molto del merito va alla Bce e al suo Quantitative easing. «Siamo tutti molto grati per quello che ha fatto». Le incognite politiche, per le elezioni italiane e gli altri problemi europei non preoccupano. «Nel medio termine le prospettive sono positive».
Per quanto riguarda le proposte della Bce di un’ulteriore regolamentazione degli Npl, Mustier ritiene che «una valutazione debba basarsi su una visione complessiva di quanto si muove nel contesto regolamentare. Non dobbiamo correre il rischio di guardare il singolo albero e perdere di vista la foresta».
Dal quadro macroeconomico alla banca, player europeo. Il 9 novembre UniCredit presenterà i conti del terzo trimestre. Dopo un semestre molto buono per i risultati del trading, l’aumento delle commissioni e il taglio dei costi. Con 1,8 miliardi di utili (+40,2% sul 2016) e ricavi a 9,7 miliardi. Tanto che si torna a parlare di possibili dividendi e di cedola al 20% degli utili. Ma bisognerà ancora attendere qualche giorno. Un altro appuntamento importante per UniCredit sarà l’assemblea straordinaria degli azionisti del 4 dicembre in cui verrà votato il nuovo statuto della banca. Nuovo statuto, già al vaglio in Bce, per la trasformazione di UniCredit in una vera e propria pubblic company internazionale, «con una struttura di governance più aperta al mercato. Un board che scenderà da 17 a 15 componenti, con un terzo di quote rosa e soprattutto più voce agli indipendenti, agli investitori internazionali che avranno la maggioranza». Gli attuali vertici di UniCredit saranno chiamati a individuare i nomi dei componenti del nuovo board che uscirà dallo statuto. A partire dal presidente, Giuseppe Vita, presente ad Abu Dhabi, che ha confermato che non si candiderà per un terzo mandato. «Il mio successore sarà giovane e italiano. Più giovane di me di sicuro», ha detto. Sarà una personalità che conosce bene l’Italia, confermano in UniCredit. «Ciò che è più importante – spiega Mustier – non sono tanto i nomi. Quelli arriveranno. Ma che il nuovo cda sia il migliore possibile per gli standard europei e che piaccia ai nostri investitori internazionali. A difesa della valorizzazione della società».
Le acquisizioni di altre banche, come le voci delle scorse settimane su un interesse per Commerzbank, per ora non sembrano all’orizzonte del grattacielo di piazza Gae Aulenti. «Piuttosto acquisizioni di portafogli di asset mirati». Insomma delle prede più piccole, ben ponderate. Ciò che interessa di più al manager francese «è finire il lavoro». Consolidare quanto fatto finora: «Quando corri una maratona e sei all’undicesimo chilometro, non pensi alla prossima maratona, ma a terminare quella che stai facendo».

Riccardo Barlaam

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