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Unicredit prepara l’uscita da F2i trattativa per cedere ad Ardian

Unicredit sta pensando di uscire dai due fondi in infrastrutture promossi da F2i. Secondo fonti di mercato, la banca guidata da Jean Pierre Mustier avrebbe già avviato negoziati con Ardian (l’ex Axa private equity) per cedere le sue quote. Unicredit ha risposto con un “no comment” alle indiscrezioni, ma la trattativa sarebbe già nella fase calda anche se il condizionale è d’obbligo: può darsi che ci voglia ancora un po’ di tempo prima di arrivare alla definizione di tutti i dettagli. Compreso un passaggio fondamentale: non è detto che Unicredit decida di vendere anche la sua partecipazione in F2i Sgr (la società che gestisce i due fondi operativi) e dove ha una quota del 14%, come Intesa e Cdp, mentre Ardian è presente nella compagine azionaria con una quota dell’8,4%. Gli altri azionisti sono China Investment Corporation e i coreani del National Pension Service (entrambi con il 6,72%); ci sono poi nove Fondazioni bancarie (in testa Cariplo).
Ma la “sostanza” strategica e il maggiore valore è nelle partecipazioni gestite dalla sgr, in cui sia Unicredit sia Ardian sono investitori. Il primo fondo nasce lo stesso anno della fondazione, nel 2007, con una raccolta complessiva di 1,8 miliardi, il secondo chiude la raccolta nel 2015, con una dote di 1,242 miliardi. I primi investimenti riguardano il settore energia. Si va dagli impianti di stoccaggio del gas rilevati da Enel all’acquisto di una quota di Alerion, gruppo attivo nelle rinnovabili eoliche. Con la successiva acquisizione delle reti di distribuzione di gas naturale di Edison e di E.On, F2i diventa il numero due del settore, alle spalle della sola Italgas. Nel 2010, l’ingresso negli aeroporti, rilevando il 65% di Napoli Capodichino. L’anno successivo si aggiunge il 44% di Sea, la società di gestione di Linate e Malpensa, con una quota di rilievo anche nello scalo di Orio al Serio, mentre tra il 2013 e il 2015, arrivano il 54% di Sagat (Torino Caselle) e il 10% dell’aeroporto di Bologna. Altri investimenti riguardano la sanità, con il 37% di Kos (gestione di strutture assistenziali), i servizi idrici con il 40% di Mediterranea delle Acque e i servizi tecnologici per la finanza, con il 10% di Sia. Già ceduta invece Metroweb (a Enel OpenFiber). L’anno scorso i due fondi hanno totalizzato circa 425 milioni di utili (+37% rispetto al 2015) e distribuito dividendi agli investitori per 416 milioni.
La trattativa, che andrebbe avanti ormai da qualche tempo, finora si è svolta in un clima di grande riservatezza, ma secondo le indiscrezioni la cessione delle due partecipazioni nei fondi consentirebbe alla banca guidata da Mustier di realizzare una plusvalenza di una novantina di milioni, sebbene l’ordine di grandezza di cui si sta ragionando prevede uno sconto dell’ordine del 10% rispetto al Nav, il valore teorico dei pacchetti delle società conservate nei due fondi.
La soluzione di restare invece nella sgr, che pare sia al momento quella preferita da Unicredit, consentirebbe a Mustier di restare nella plancia di comando del fondo infrastrutturale e probabilmente di sottoscrivere una quota del terzo fondo infrastrutturale, il cui lancio è atteso nella seconda metà dell’anno. E’ probabile che una volta conclusa la raccolta F2i faccia acquistare al terzo fondo parte degli asset del primo e proponga ai sottoscrittori di allora di investire nel nuovo fondo (ad un valore attorno a quello del Nav). Ma per arrivare a questa fase è probabile che occorra aspettare un annetto; molto prima si dovrebbe concludere la fase di smobilizzo delle quote attuali da parte di Unicredit.

Luca Pagni Vittoria Puledda

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