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«UniCredit, più utili in Italia»

«Abbiamo ottenuto i risultati che ci eravamo prefissati un anno fa, nonostante nel frattempo il contesto si sia complicato, non poco». Nel giorno in cui il consiglio di amministrazione approva un bilancio con 2 miliardi di utili, come da piano industriale, l’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, tiene a sottolineare che, in fondo, il risultato non era così scontato: la crisi in Russia con la svalutazione del rublo, ora le tensioni in Ucraina, la ripresa dell’Italia che si aspettava e non è (ancora) arrivata, la maggiore tassazione sulle quote di Banca d’Italia, sono tutti fattori che hanno condizionato il 2014 e non certo in positivo. «Nonostante tutto questo – spiega il manager a Il Sole 24 Ore – abbiamo innalzato il dividendo a 12 centesimi e abbiamo definitivamente completato il turnaround dell’Italia, dove gli utili crescono e sono ormai sostenibili sul medio-lungo periodo. Se, come sembra anche a noi, la ripresa è finalmente matura, il 2015 sarà un anno di soddisfazioni ancora maggiori».
Un anno fa avevate chiuso il bilancio 2013 in rosso per 13, 9 miliardi, dopo maxi accantonamenti e svalutazioni: ne è valsa la pena?
Assolutamente. Il bilancio che abbiamo approvato oggi (ieri, ndr) è solido, le sofferenze sono in calo e le coperture in aumento, la liquidità è tra le più importanti in Europa e la riduzione dei costi è da primato.
Però la Borsa non ha reagito bene, e il titolo ha perso quasi il 3,5%. In particolare, gli analisti sembrano essere rimasti delusi del Cet1, sceso di 38 punti base rispetto al 10,4% riportato alla fine del terzo trimestre.
Sul capitale sono tranquillissimo: siamo al 10%, quindi oltre mezzo punto percentuale al di sopra del target fissato dal piano (9,35%) per questa fase, e abbiamo sostanzialmente confermato i livelli di un anno fa. Il calo dell’ultimo trimestre è semplicemente dovuto all’impatto del deprezzamento delle riserve in rubli. Ma abbiamo già individuato alcune azioni immediate e la situazione è assolutamente sotto controllo, come dimostra la scelta di distribuire gli utili con il pieno avallo della Vigilanza.
Quali sono le azioni correttive?
Un primo impatto positivo arriverà dalla contabilizzazione degli utili. Poi, c’è il capitolo m&a, con la cessione Uccmb e il riassetto di Pioneer .
Il recente aumento da 7,5 miliardi del Santander ha riacceso l’attenzione intorno a tutte le banche sistemiche: voi proprio non ne avrete bisogno?
Lo escludo nel modo più assoluto. Dovessimo avere ulteriori necessità, abbiamo altre opzioni a livello di m&a.
Alla luce delle recenti interpretazioni sulle norme relative ai titoli subordinati Tier 2, avete preferito non computare i vostri 3,5 miliardi nel total capital ratio. Come li sostituirete?
Con altre emissioni per importi analoghi, su cui stiamo lavorando.
Confermati, quindi, i target di crescita per il 2015?
Sì, tutti confermati.
Per la core bank, il piano prevede una crescita media annua degli utili pari al 21%. Quali saranno i driver di crescita del 2015?
Mi aspetto margini d’interesse stabili, se non in pressione, tuttavia saranno compensati dai volumi, che prevedo in netto rialzo. E poi ci sarà il contributo delle commissioni, che resterà elevato, e degli accantonamenti sui crediti deteriorati, che invece scenderanno ancora.
A proposito: che ne pensa dei progetti del governo in tema di sofferenze?
Una bad bank, o comunque qualsiasi progetto sui non performing loans è utile perché migliora le condizioni di accesso al mercato per le banche che hanno difficoltà a collocare i propri crediti deteriorati. Ma gli effetti sarebbero positivi per tutti, non fosse altro perché mediamente contribuisce a innalzare il livello dei prezzi di questi crediti.
La non core bank di UniCredit nel 2014 ha ceduto portafogli di non perfoming loans per 2,5 miliardi, e si appresta a chiudere la cessione di Uccmb con parte dei “suoi” Npl. Farete ricorso all’eventuale soluzione di sistema?
Difficile,noi il problema lo abbiamo già affrontato e gestito. In ogni caso si potrà esprimere una valutazione solo una volta che sarà chiaro di cosa si tratta.
Ma quando firmerete con Fortress-Prelios su Uccmb?
Il nostro cda si è espresso oggi, quello degli americani è in corso: ormai è questione di ore.
Con il Santander, invece, la trattativa sembra ancora lunga su Pioneer.
Stiamo continuando a negoziare e ci sono passi in avanti: noi restiamo convinti delle enormi potenzialità di questa operazione, così come il Santander.
E tra le popolari, in aria di riforma, nessuna potenzialità?
Per noi no. Anche se la riforma delle popolari, così come il veicolo per le sofferenze, sono le premesse migliori per una nuova fase di consolidamento del settore in Italia.
Voi ne starete fuori?
Pensiamo a crescere, certo, ma per linee interne. Stiamo registrando ottimi risultati in tutto il mercato italiano e anche in Lombardia. Qui, in particolare, abbiamo una quota di mercato lievemente inferiore alla nostra media in Italia e, quindi, notevolissimi spazi di crescita: apriamo nuove filiali e assumiamo persone, al riguardo sono molto ottimista.
Dovrà proseguire la terapia d’urto sui costi?
Ormai siamo allenati. E siamo tra i migliori: in Europa sono poche le banche delle nostre dimensioni capaci di ridurre i costi del 3% in un anno.
In questi giorni tutti parlano di ripresa. E voi?
Le nostre stime sul Pil dell’Italia restano per ora ferme al +0,4% che avevamo elaborato a novembre, ma il nostro ufficio studi ritiene che con il quantitative easing, l’apprezzamento del dollaro, il calo del petrolio, e, non ultime, le riforme, si possa fare di più. Vedremo.
Dal credito quali segnali arrivano?
Incoraggianti. Innanzitutto da un punto di vista quantitativo, come dimostra il fatto che abbiamo allocato in pochi mesi tutti i 7,8 miliardi di fondi T-Ltro e abbiamo un’ulteriore domanda pari a 4 miliardi. Ma anche da un punto di vista qualitativo: nel 70% dei casi, le imprese a chiedere nuove linee hanno un rating di prima, seconda o al massimo terza fascia : in pratica sono quelle in buona salute e che ora hanno deciso di investire. È un segnale fondamentale, perché può generare consumi e occupazione. Solo nel quarto trimestre, in Italia, abbiamo erogato 4,6 miliardi di nuovi prestiti, che portano il totale delle nuove erogazioni a medio termine nel corso del 2014 a 13,2 miliardi, il 64% più del 2013. A queste somme vanno aggiunti i rinnovi delle linee già in essere.
Preoccupato dalla situazione ucraina?
Molto. E non tanto per la nostra banca, che abbiamo messo in sicurezza, quanto per l’escalation che può avere questa nuova fase di conflitto: se non si stabilizza subito, quest’area sarà sempre fonte di nuovi tensioni.
Come la Russia, d’altronde, dove voi siete molto presenti.
A parte la svalutazione del rublo, di cui abbiamo già parlato, la controllata è molto solida: quest’anno ha prodotto 350 milioni di utili, nel prossimo ci aspettiamo un calo associato a un aumento degli accantonamenti, ma in generale la banca resta in salute. Tra l’altro, l’attuale crisi sta spostando migliaia di clienti verso banche a controllo estero, un trend di cui noi beneficiamo.
Infine, l’imminente rinnovo del cda: che aria tira?
Mi pare ci sia un clima molto sereno.

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