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«Unicredit più solida. Al fianco delle imprese per uscire dalla crisi»

«C’era chi ci criticava per il nostro percorso di riduzione degli asset non strategici e la cessione dei non performing loans. Quelle scelte oggi ci consentono di essere una banca solida, Unicredit non è mai stata così patrimonializzata. Una condizione necessaria per navigare nelle acque di questa crisi, che certo finirà, ma nessuno sa dire quando». La pandemia ha cambiato per sempre le regole del gioco, e sta costringendo tutti ad affrontare una situazione «assolutamente imprevedibile, senza precedenti. Non solo in Italia ma in tutto il mondo. Il nostro ruolo è quello di supportare l’economia in questa situazione. Ci tengo a sottolineare che siamo stati tra i primi a sospendere le rate dei mutui…». Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit, lo ripete più volte: «La priorità adesso è salvaguardare la salute dei dipendenti , dei clienti e di tutti gli stakeholder. Abbiamo adottato tutte le misure necessarie, dalle mascherine alla misurazione della temperatura. Quasi 50 mila dipendenti lavorano in remoto. Tre mesi fa sarebbe stato impensabile. In due settimane è accaduto».

Il governo ha varato la garanzia pubblica per la liquidità alle imprese, ma sembra che vada molto piano…

«La misura del governo è stata decisiva, come gli interventi della Bce, per sbloccare la liquidità alle imprese. Capisco la richiesta di essere veloci, rapidi e noi stiamo facendo di tutto, dedicando un grande numero di persone esclusivamente alla evasione di queste pratiche. Un certo numero di documenti è comunque necessario, così come la valutazione del merito di credito, ma tutti stiamo lavorando per accelerare i tempi. Si tratta di una sfida molto importante per il sistema bancario, nei prossimi giorni la gestione andrà a regime e i tempi si potranno ancora ridurre. Si tratta di uno sforzo straordinario per tutti i soggetti coinvolti, dal governo, alla Banca Centrale Europea, all’Unione Europea per affrontare una situazione eccezionale. Servono tutti gli strumenti, compresi aiuti a fondo perduto».

E l’ingresso dello Stato nelle aziende?

«L’Europa sta ragionando su iniezioni dirette di capitale. Potrebbe essere utile rilevare quote di minoranza soprattutto nelle piccole e medie imprese: quelle più grandi hanno accesso più facile ai mercati. Servono capitali pazienti, su cui noi ci siamo mossi oltre un anno fa: in questa fase ce ne sarà un gran bisogno. Ciò che è importante è che si stiano attivando tutti gli strumenti, dai prestiti subordinati all’equity, ai piani di ristrutturazione per affrontare l’emergenza e creare le condizioni per ripartire».

Nel 2008, la finanza fu all’origine dello choc, stavolta potrebbe essere la via d’uscita?

«Certo, ma non da sola. È stata infatti messa in campo un’azione combinata per affrontare lo choc, dalla politica economica dei governi, alla Ue, agli interventi della Bce. Le banche sono un meccanismo di trasmissione di queste scelte e di supporto alla clientela, famiglie e imprese. Come banca siamo intermediari e investitori. Abbiamo naturalmente individuato i settori sui quali l’impatto è più forte, penso ai trasporti, all’ospitalità, al turismo. O alle compagnie aeree, nelle quali stanno intervenendo i governi. La nostra priorità adesso è supportare i clienti, a cominciare da quelli più colpiti».

Siete stati tra i primi a decidere la sospensione del dividendo, i conti del trimestre si chiudono in rosso per 2,7 miliardi. La scelta di accantonare subito 900 milioni ha pesato?

«La nostra scelta è quella di essere cauti e conservativi, la prudenza di sospendere il dividendo fino a quando la situazione non si chiarirà ha trovato d’accordo tutti gli azionisti, nessuno ha protestato. Hanno condiviso e mi hanno supportato. Le stime di caduta del Pil in tutto il mondo ci dicono che bisogna essere prudenti perché nessuno sa ancora quale futuro ci aspetta. Serve disciplina e una visione di medio termine: solidità per sostenere i clienti».

Disciplina anche quando ha deciso di cedere attivi per svariate decine di miliardi?

«Esatto. La vendita di quegli asset non strategici e dei prestiti non performing , il rafforzamento del capitale che abbiamo realizzato, ci consentono oggi di essere più tranquilli».

I ritardi nei prestiti garantiti? C’è anche la valutazione del merito di credito

Cinquantamila persone che lavorano in remoto, una cosa complicatissima…

«Sa che in queste settimane io e i miei primi riporti abbiamo fatto 300 visite virtuali alle nostre filiali in attività. I nostri eroi dello sportello in questi giorni stanno gestendo in prima linea la situazione, con mascherine, guanti e barriere di plexiglass. Anche le torri di Gae Aulenti sono quasi vuote, ma la priorità è tutelare la salute dei dipendenti e dei clienti, metterli nelle condizioni di lavorare in sicurezza, non imporre a nessuno di andare in ufficio. Teniamo conto di tante esigenze, comprese quelle di genitori con i bambini a casa. L’Italia ha fatto da apripista in questo modello. Quello che abbiamo imparato ci è poi servito in Germania e Austria. Abbiamo visto moltiplicare per tre il traffico dei call center. E notiamo che in molti campi l’efficienza è aumentata. I clienti stanno cambiando abitudini e noi dobbiamo adattarci o ancora meglio anticipare i cambiamenti».

Il piano industriale al 2023 prevede molti investimenti per la digitalizzazione.

«Questa situazione ha accelerato tutto. La trasformazione sarà ancora più rapida e più ampia. Sarebbe stato impensabile avere il 60% dei dipendenti di UniCredit al lavoro da remoto. Invece è accaduto. Il punto è l’approccio al rischio. Da quello sanitario di chi lavora ai requisiti di capitale. L’estrema disciplina sta pagando. Non abbiamo puntato all’aumento dei volumi di prestiti ma a un bilancio solido. E proseguiamo su questa strada. La ricetta non è guardare al breve termine».

Si intravede qualche spiraglio tra i settori?

«Un giovane talento imprenditoriale di 26 anni ha appena creato un fondo per i millennials. Le loro scelte digitali, i loro modi di consumo, i servizi che chiederanno. Poi l’ambiente: l’aria pulita delle città in questi giorni deve farci riflettere sulle priorità del climate change. La nuova centralità dell’educazione, degli insegnanti. E il settore sanitario, ne abbiamo compreso l’importanza come mai prima. Penso poi all’economia digitale e all’agroalimentare. Bisognerà intercettare i cambiamenti dei comportamenti delle persone, dall’ambiente alla nuova attenzione al terzo settore. Questa crisi è stata una grande sveglia per tutti. Ci ha riportato ad apprezzare il valore del tempo e delle cose essenziali».

Per l’Italia la sveglia è arrivata dall’Europa, il nostro debito salirà al 158%…

«In prospettiva tutti i Paesi aumenteranno il loro livello di indebitamento rispetto al Pil. Non è uno stigma italiano. Con una differenza, in Italia c’è un consistente avanzo primario, in Francia no. L’Italia ha un debito implicito più basso di altri, penso alle liabilities per le pensioni. Il costo del debito è gestibile e sostenibile oltre che, in buona parte, in mano agli italiani stessi. Oggi il punto chiave non è il debito, ma il pil».

La Bce era partita con una gaffe.

«Il battesimo del fuoco per Lagarde è avvenuto in un momento stato difficile; la capacità di reazione è stata veloce e importante. Lei ed Enria stanno gestendo questa crisi con grande leadership».

Accelerere-mo il piano di digitalizza-zione. In remoto 50 mila persone

Molti manager hanno ridotto il proprio stipendio…

«Tra componente fissa e compenso variabile a lungo termine, io ho ridotto il mio del 75%, che si è tradotto in una ulteriore donazione di 2,7 milioni alla nostra Fondazione per l’emergenza coronavirus. I primi 500 mila euro andranno a sostenere le famiglie di medici e infermieri che hanno perso la vita nella lotta al virus».

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