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UniCredit, «più soddisfazioni ai soci»

La prossima assemblea dei soci di UniCredit «molto probabilmente si terrà a Milano», ha detto ieri Giuseppe Vita, all’indomani di quella che l’ha confermato presidente e che probabilmente è stata l’ultima a svolgersi nella vecchia sede Capitalia dell’Eur, a Roma. Segno, l’ennesimo, di una banca in fase di profonda evoluzione, in linea con un contesto europeo dove le regole cambiano quasi di giorno in giorno e il settore è in costante fermento.
Vita, confermato al vertice insieme al ceo Federico Ghizzoni e altri 10 consiglieri (le new entry, di fatto, sono state cinque), ieri ha raccontato alla stampa la “sua” road map per il nuovo trienno. Punto di partenza, ovviamente, la stessa assemblea, che per Vita «è andata benissimo». 

Approvato il bilancio con relativo scrip dividend di 12 cent, l’esito è stato meno scontato del previsto quando c’è stato da eleggere il board, visto che i fondi hanno votato in massa per la lista depositata da Assogestioni, che candidava la sola Lucrezia Reichlin e alla fine ha ottenuto l’appoggio del 56% del capitale presente – il 52% del totale – e superato la lista depositata dalle Fondazioni, insieme ad Allianz, Aabar e i grandi soci privati italiani. Nessun incidente, per Vita, ma «la conferma che la banca ha un profilo internazionale», e la conseguenza pratica delle policy di molti fondi che «per prassi ormai votano per la lista di minoranza». Sta di fatto che la maggioranza del capitale in assemblea ha ottenuto un solo consigliere su 17: sarà opportuno, in futuro, rivedere i rapporti di forze? «Sono gli azionisti che devono mettersi d’accordo, noi non abbiamo problemi», ha commentato Vita al riguardo.
Oltre alla governance, però, agli azionisti interessano i dividendi. E «se l’economia riparte davvero UniCredit è la banca che darà le maggiori soddisfazioni ai propri azionisti», ha prospettato Vita. Secondo il quale per ora si è raccolto solo parte di tutto quel che si è seminato: «Già prima del mio arrivo Federico Ghizzoni aveva avviato una ristrutturazione della banca, destinata a non finire mai ma che ora è completata per l’80-90%», ha detto Vita. Che porta come esempio il turnaround dell’Italia, diventata uno «uno dei Paesi trainanti» con i suoi 564 milioni di utile finiti nel bilancio approvato l’altroieri dai soci. Altro tema, il capitale. Soprattutto in tempi di Vigilanza unica europea e di ritocchi in vista ai requisiti minimi per le banche sistemiche, di cui UniCredit fa parte: «Mi sento molto relaxed», ha assicurato Vita, aggiungendo che «riusciremo a fare quello che ci chiederanno le autorità o anche qualcosina in più». Quel che pare certo, intanto, è che in nome del capitale UniCredit non è disposta a cedere, anche solo in parte la controllata tedesca Hvb: «È?un gioiello, e non è in vendita né al centro di un progetto di quotazione parziale», ha detto Vita tornando su un messaggio già lanciato da Ghizzoni a inizio settimana. Per motivi diversi, lo stesso discorso vale anche per l’8,6% di Mediobanca: «Siamo contentissimi, la partecipazione è strategica e non si tocca».

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