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Unicredit, più privati. Del Vecchio rilancia C’è De Agostini

di Fabrizio Massaro

MILANO — Si delinea in maniera più chiara il «nocciolino» degli investitori italiani di Unicredit, a tre giorni dalla fine dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi. Ieri è venuta alla scoperto la famiglia De Agostini, dichiarando di avere investito 12,5 milioni nell'operazione. Il gruppo guidato da Lorenzo Pellicioli ha sottoscritto integralmente le opzioni collegate alle obbligazioni «cashes» acquistate nel 2009, arrivando così a detenere 6,5 milioni di azioni, pari allo 0,11% post-aumento (che salirebbe allo 0,17% convertendo i cashes). Anche Leonardo Del Vecchio, numero uno di Luxottica, ha sottoscritto il suo 0,5% («sono sempre stato azionista») mentre non si è sbilanciato su un eventuale incremento: «Devo ancora decidere. Ho ancora due giorni di tempo, sto valutando». Anche il patron di Tod's, Diego Della Valle, pur trincerandosi dietro un «no comment» circa il suo ingresso in Unicredit, ha detto al Corriere della Sera di considerare la banca «un ottimo investimento». Secondo indiscrezioni, l'impegno finanziario di Della Valle dovrebbe aggirarsi fra lo 0,5% e l'1%. Fra gli altri imprenditori contattati ci sarebbero Mario Moretti Polegato (Geox), Emma Marcegaglia, la famiglia Malacalza, ma non è chiaro se accetteranno di sottoscrivere. Ieri il titolo ha continuato la sua corsa, chiudendo a 3,75 euro, +2,51%.
Di per sé comunque gli ingressi non sarebbero tali da stravolgere la governance, ma abbastanza consistenti da puntellare il fronte italiano, più leggero per le diluizioni della fondazione Cariverona (dal 4,2% al 3,5%), di Carimonte (dal 3,2% al 2,9%), di Fonsai (aveva lo 0,6%), delle famiglie Maramotti (dall'1,2% a sotto l'1%) e Pesenti (scenderà sotto lo 0,5%), delle fondazioni Manodori (da 0,79% a sotto lo 0,5%) e Banco di Sicilia e Regione Sicilia (complessivamente resteranno allo 0,6%). Per realizzare la strategia della banca guidata da Federico Ghizzoni di creare un nocciolo di investitori privati sarebbero stati sondati anche diversi importanti clienti dell'area private della banca.
Si muove contemporaneamente anche il fronte estero: il fondo Capital Research ha più che raddoppiato al 5,4% dopo essersi portato al 2,57% il 12 gennaio – potenziando la compagine Usa, che vede anche Blackrock al 3,1% -, mentre gli arabi di Aabar hanno ufficialmente da ieri una partecipazione potenziale del 6% che dovrebbe scendere post-aumento sotto il 5%, anche se lo stesso fondo sovrano di Abu Dhabi aveva dichiarato martedì 17 di voler arrivare al 6,5% post-aumento. Restano poi i libici, con la Banca Centrale in discesa al 2,9% e la Lia attorno all'1,5%.
Insomma il quadro di massima del nuovo azionariato è già tracciato, tanto che ieri il presidente Dieter Rampl ha avuto un primo incontro sulla governance con i principali soci italiani ed esteri (fra questi Carimonte, Cariverona, Fabrizio Palenzona per l'area della Crt, per Allianz la top manager Helga Jung che dopo l'uscita di Enrico Cucchiani segue le partecipazioni). Fra i temi, il numero e la composizione del board (potrebbe ridursi da 23 a 18 componenti) da votare all'assemblea di inizio maggio, oltre che le riconferme della prima linea a cominciare proprio da Rampl.
Intanto oggi Unicredit dovrebbe annunciare il riacquisto di bond ibridi «tier 1» pari a 5 miliardi – sottoscritti anche dal retail – per un valore superiore alla quotazione di mercato, anche se sempre inferiore al nominale. A curare l'operazione, che servirà a rafforzare il patrimonio, Mediobanca e Merrill Lynch, capofila anche dell'aumento di capitale. A fini di liquidità, invece, sarebbe il progetto di emissione di 25 miliardi di «covered bond» che emerge dai documenti depositati alla Borsa del Lussemburgo.
 

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