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UniCredit, più peso all’Italia: Orcel alza il velo sulla squadra

Più peso alle aree ritenute strategiche, a partire dall’Italia. Maggiore spazio alla tecnologia e al digitale. Attenzione al mix tra vecchi e nuovi innesti e alla questione di genere. Andrea Orcel alza il velo sulla nuova squadra di vertice che lo accompagnerà nel rilancio di UniCredit e nella definizione del nuovo piano industriale in programma a settembre.

Tra la valorizzazione di figure di spicco interne (come Niccolò Ubertalli, che sarà il nuovo capo dell’Italia) e alcune new entry destinate ad assumere un ruolo di peso (come Fiona Melrose, banchiera che sarà il braccio destro del Ceo sul fronte della strategia), Orcel presenta così al mercato un team bilanciato, attento alle istanze e più snello rispetto a quello disegnato dal predecessore Jean Pierre Mustier. «Ho appreso le vostre preoccupazioni circa la complessità del nostro business, la mancanza di fiducia e il bisogno di un maggiore senso di responsabilità – dice Orcel ai dipendenti -. Ho percepito la frustrazione per alcune decisioni prese in passato». Via dunque anzitutto i co-head, la struttura “bicefala” voluta dal banchiere francese (e spesso criticata da alcuni per aver “ingessato” troppo la struttura), e spazio invece a un organigramma «semplice, in grado di assicurare piena responsabilizzazione di ciascun business e area della banca», spiega una nota. «È solo il primo passo di un programma ambizioso volto a realizzare il pienopotenziale di UniCredit», dice Orcel.

La prova più evidente della nuova filosofia del Ceo sta nei numeri: il nuovo comitato esecutivo sarà composto da quindici top manager della banca, in sostituzione del precedente comitato a ventisette membri. Dei quindici, sei saranno donne. L’altra novità di rilievo, con cui Orcel marca con chiarezza la differenza con il predecessore, è rappresentata dal ribilanciamento nell’organigramma del peso dei poli di attività: oltre a Italia, Germania (guidata da Diederich, confermato), Europa Centrale (Bisagni, anch’egli confermato) e Orientale (promossa Petkova) saranno quattro aree distinte, ognuna con una propria identità e autonomia e saranno a diretto riporto del Ceo. Sparisce quindi la divisione tra Europa Occidentale ed Europa Centrale, che tanti malumori aveva generato. L’Italia in particolare, ritenuta di «importanza cruciale» e che da sola vale il 48% dei ricavi del gruppo, ritorna ad essere un mercato strategico anche in termini organizzativi e sarà guidata come detto da Ubertalli. Il suo nome era anche circolato nella fase post-Mustier come un “papabile” al ruolo di Ceo: è «un vero portavoce della cultura per il business e per l’Italia e il giusto leader per costruire un team realmente unito e posizionato al meglio», dice Orcel.

Come da alcuni atteso, non ci sarà nessun direttore generale. Al contrario il banchiere ha previsto la creazione di un “Ceo office”: due manager di fiducia nonché di grande esperienza internazionale riporteranno direttamente al banchiere romano ricoprendo le aree ritenute strategiche. Si tratta di Fiona Melrose, un passato da Global Head of Strategy di Ubs Investment e in Santander, cui toccherà la cura delle iniziative strategiche del gruppo, come l’M&A, oltre all’Esg e alla trasformazione. Accanto a lei Joanna Carss, oltre 20 anni in alcune grandi istituzioni finanziarie internazionali, cui spetterà il dialogo con tutti gli stakeholder.

Orcel d’altra parte non ha scelto di fare tabula rasa delle nomine precedenti. In parte a sorpresa, ha deciso anzi di confermare alcune figure decise dallo stesso Mustier in ruoli nevralgici, a partire da Richard Burton al Cib, che agirà in maniera trasversale in tutti i mercati, oltre a TJ Lim ai rischi, Porro alla finanza, Alessandro al legal, de Marchis all’operation, De Candia alla compliance. Previsti d’altra parte alcuni innesti di profilo internazionale come Annie Coleman (che sarà a capo di People & Culture) e Jingle Pang, manager cinese che si unirà al gruppo come Group Digital and Information Officer e fino ad oggi rte di Ping An Technology. Fuori dai giochi, un po’ a sorpresa, manager di valore come Francesco Giordano e Carlo Vivaldi. All’intera prima linea spetterà ora il compito di definire le varie squadre sottostanti.

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