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Unicredit, più fondi e meno Fondazioni dopo l’aumento

Inizio in salita per l’aumento di capitale Unicredit. Il titolo è stato bersagliato dalle vendite (-6,86%) e il diritto è andato nella stessa direzione (-18,8%). Una perdita, quest’ultima, che nella sostanza rispetta i rapporti di conversione tra vecchie e nuove azioni; insomma, per il momento non si sono creati spazi per arbitraggi tra prezzo del diritto e dell’azione. Comunque, rispetto a venerdì scorso, sommando i due valori si arriva ad una perdita complessiva intorno al 13%.
Le notizie politiche del fine settimana, a partire dalle posizioni della candidata alle presidenziali francesi Marine le Pen (che ha parlato di uscita dall’Ue e dalla Nato) così come l’Europa a due velocità evocata dalla cancelliera Angela Merkel, hanno inciso molto sul nervosismo dei mercati finanziari italiani: ieri lo spread con la Germania si è aperto fino a 200 punti base, ai massimi da tre anni a questa parte e Piazza Affari ha perso il 2,21%; tutti i titoli bancari hanno segnato bufera.
Ma ovviamente un titolo alle prese con un aumento di capitale da 13 miliardi non può che far peggio e le aspettative sono per altre sedute difficili. Il finale di partita è noto: c’è un consorzio di garanzia costituito da 30 banche (per quanto come sempre subordinato alle cosiddette Mac, cioè alle condizioni avverse di mercato che fanno saltare gli impegni) tuttavia la qualità della risposta da parte del mercato non è indifferente. Se la forte debolezza dovesse proseguire nei prossimi giorni, il quadro complessivo si farebbe più pesante. Per ora, lo scivolone viene considerato accettabile.
Scontato, comunque, il rimescolamento degli azionisti. Complessivamente il blocco delle Fondazioni dovrebbe scendere da circa il 9 a poco più del 5%. Cariverona ha già reso noto che parteciperà all’aumento ma scendendo dal 2,23 all’1,8%, è possibile che Fondazione Crt faccia altrettanto (andando a sua volta all’1,8%) le piccole di sicuro avranno ancora più difficoltà a far fronte alle richieste di mezzi freschi). Complessivamente, dovrebbero passare dal 9 al 5-6%. Leonardo Del Vecchio invece è intenzionato a sottoscrivere l’intera quota (a sua volta ha intorno all’1%). Altre posizioni ufficiali per ora non ce ne sono: Caltagirone, che ha poco meno dell’1%, probabilmente sta ancora riflettendo su come muoversi e scioglierà le riserve nelle prossime due settimane (l’andamento del titolo potrebbe fare la differenza, nella scelta finale). Tra l’altro, entrambi i due grandi soci privati hanno una quota superiore al 3% in Generali.
L’altro socio importante, Aabar, ha il 5% della banca di Piazza Gae Aulenti: attualmente esprime uno dei due vice presidenti della banca, Luca Montezemolo. Nel 2018, quando andrà a scadenza il cda attuale, la struttura del consiglio sarà semplificata (ci sarà un solo vice presidente). Ma l’aumento in corso potrebbe portare ad una nuova struttura dell’azionariato, con una presenza ben più corposa di grandi fondi internazionali. E, chissà, anche ad un’accelerazione della riforma della governance.

Vittoria Puledda

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