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UniCredit, il piano di Mustier per la sub holding tedesca

Il dossier è allo studio da tempo. E i pezzi del puzzle, in casa UniCredit, iniziano ad andare al loro posto. A quanto risulta a Il Sole 24 Ore, la banca di piazza Gae Aulenti è oramai pronta a partire con il filing relativo alla creazione di una sub-holding tedesca in cui conferire tutte le partecipate estere, esclusa l’Italia.

Il processo di interlocuzione con le diverse authority istituzionali (Banca centrale europea e Single resolution board) è oramai avviato a livello informale e il kick-off del progetto, a cui sono stati chiamati a lavorare gli advisor, dovrebbe avvenire in occasione della presentazione del piano industriale, fissato per il 3 dicembre.

Lo schema di fondo

La banca, interpellata sul tema, non rilascia alcun commento. Che però la messa a punto di una holding intermedia fosse in discussione era stato confermato già lo scorso 13 luglio da Fabrizio Saccomanni, il presidente delle banca prematuramente scomparso. Lo schema di intervento – anticipato lo scorso 9 luglio da Il Sole – prevede di fatto il raggruppamento di tutte le attività extra-Italia sotto una sola holding che verrebbe basata in un paese a Tripla A come la Germania, dove il gruppo è attivo con la controllata Hvb. Secondo alcuni rumors di mercato, la scatola potrebbe a sua volta essere quotata, anche se l’ipotesi al momento appare improbabile e comunque non di stretta attualità. Di certo, invece, c’è che la holding intermedia estera sarebbe controllata al 100% dalla holding “madre” italiana, che verrebbe confermata in Italia, a Milano, dove il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier manterrebbe il quartier generale e la quotazione del titolo, e sotto cui ricadrebbero tutte le attività domestiche.

La road map e le condizioni

Quello in rampa di lancio è un progetto ad ampio respiro per il gruppo paneuropeo. Ma, da quanto raccolto, il varo della richiesta autorizzativa non significa automaticamente che la banca dia poi effettivo seguito alla messa a terra dello schema. L’intero iter regolamentare ha tempi del resto non brevi, che potrebbero prendere tra i 12 e i 18 mesi. Anche perché nel processo verrebbero coinvolti i regolatori dei paesi extra Bce nonché i board delle singole entità nazionali, ognuno dei quali dovrà dare il suo ok. Sotto all’ombrello della divisione estera rientrerebbero infatti tutte le 13 realtà territoriali estere, le cosiddette “operational company”: si va dall’Austria, alla Germania, Russia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Bulgaria e Turchia. L’opportunità del progetto si misurerà poi sulla convenienza economica che emergerà dall’analisi costi-benefici prevista nel corso dei prossimi mesi. Un tema di rilievo in questo senso riguarderebbe la struttura della sub-holding richiesta dai regolatori (è da capire ad esempio se sia sufficiente un semplice holding che “rispecchia” le singole entity o una holding più sofisticata, e quindi pù costosa).

Analogamente, andranno pesati con attenzione i benefici sul fronte della liquidità e del rating. L’impatto positivo più immediato della creazione della holding intermedia si rifletterebbe infatti sul minor costo della raccolta, perché consentirebbe a UniCredit di emettere debito beneficiando del rating del paese della sub-holding, che è di fatto una tripla A. Per UniCredit ci sarebbe un risparmio notevole rispetto al costo delle emissioni che soprattutto, nei mesi scorsi, hanno scontato il rischio Italia, il cui rating sovrano oggi è uno-due gradini dalla soglia junk. Lo spread tra Btp e Bund attuale, che oscilla attorno ai 140-150 punti base, è di certo un delta tollerabile. Ma lo sarebbe meno in caso di un downgrade dell’Italia ad esempio, o come già visto in caso di una riacutizzazione delle incertezze politiche: motivi, questi, che da soli potrebbero essere trigger sufficienti per il varo della sub-holding. Non è poi da escludere che in prospettiva la creazione di una sub-holding in Germania possa agevolare eventuali operazioni di consolidamento bancario su scala europea.

Possibile, insomma, che al momento il varo della richiesta autorizzativa per la banca risponda più alla logica di dotarsi di una polizza assicurativa da tenere nel cassetto e da attivare in caso di necessità, a patto che il “premio” da pagare sia inferiore ai risparmi generati. E che però verrebbe presentata agli investitori come un’opzionalità da far scattare al bisogno

 

Luca Davi

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