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UniCredit, per il Cib piano da 7 miliardi

Le pulizie, il riassetto, ora la crescita. Sostenibile ma sostenuta, se è vero che entro il 2018 UniCredit chiederà al suo Corporate and investment banking di contribuire ai ricavi di gruppo – questi ultimi la vera sfida del nuovo piano, a giudicare dalla reazione del mercato – con 4 miliardi (l’8,1% in più del 2014), cui se ne aggiungeranno altri 3 generati dal settore nelle altre divisioni. E proprio qui, in fondo, sta la sfida non facile a cui sarà chiamato Gianni Franco Papa, vice dg e responsabile della divisione: «La nostra strategia – spiega a Il Sole 24 Ore – è semplice: estrarre tutte le sinergie possibili dalle attività cross border e inter divisionali, a partire dalle 6mila aziende clienti del gruppo in Europa che utilizzano prodotti di investment banking, che sono il più ampio bacino di clientela del settore: intendiamo diventare per tutti partner di riferimento, facendo leva sulla nostra piattaforma paneuropea».
Il margine d’interesse, con tassi previsti a zero fino a fine piano, offrirà – per lo meno in Europa occidentale – soddisfazioni limitate, il trading ha ormai dato (quasi) tutto e la scommessa è tutta sulle commissioni: nel 2018, nella nuova road map di Federico Ghizzoni, rappresenteranno la metà dei ricavi di gruppo. E al Cib toccherà lo sforzo maggiore: «Il capitale non è più una variabile infinita, ma una risorsa finita. In quest’ottica, il Cib ha avviato un piano sviluppo che punta a potenziare al massimo tutte le attività che consentono alle imprese di finanziarsi accedendo direttamente al mercato dei capitali: i nostri clienti diversificano il funding, noi diversifichiamo i ricavi», spiega Papa, che per la prima volta fa il punto sul piano di sviluppo di un’area che ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con 910 milioni di utile (+6,7%) e una redditività sul capitale allocato (Roac) superiore al 18%.
Il punto di partenza sono i 600 gruppi seguiti dal Cib e, si diceva, i 6mila principali clienti corporate sparsi per l’Europa. I driver di sviluppo, invece, il mercato dei capitali e l’advisory: «Da giugno abbiamo avviato una joint venture con la nostra banca commerciale italiana, a cui mettiamo a disposizione un desk di 60 specialisti pronti a soddisfare tutte le esigenze sul fronte del capital market per le aziende di medie dimensioni: in 12 mesi abbiamo raddoppiato i ricavi sui prodotti di hedging e identificato 350 imprese potenzialmente interessate ad accedere al mercato dei capitali. Insomma, il progetto funziona e dal primo ottobre ne abbiamo avviato un altro analogo in Germania». L’offerta? «Anzitutto le Ipo e le emissoni, di cui siamo leader europei, ma anche la finanza strutturata, le coperture sulle valute o l’m&a», ricorda Papa. Che tiene a ricordare i diversi posizionamenti del gruppo: «In Europa siamo al quarto posto nella classifica combinata dei prestiti più i bond, al terzo nei titoli di Stato e in forte progresso nelle operazioni di equity capital markets. In Italia, siamo leader nell’m&a». Non a caso, è fresca la decisione del gruppo di schierarsi al fianco di Popolare di Vicenza, di cui sarà garante del prossimo aumento di capitale: «Abbiamo valutato l’operazione sulla base dei nostri coefficienti di rischio, ed è stata considerata un’opportunità interessante: la banca, con il suo radicamento e un management tutto nuovo potrà senz’altro attirare l’attenzione degli investitori, a maggior ragione con la prospettiva della Spa», dice Papa. Non escludendo nuove iniziative, anche a costo di diventare concorrente di altri operatori del settore, compreso uno storico partner come Mediobanca: «In Italia ci sono ancora mille banche, c’è spazio per tutti».
Altro fronte, l’accompagnamento all’estero delle imprese: «Le iniziative a favore dell’export ci hanno consentito di portare 12mila pmi italiane. È finita la stagione in cui ci concentravamo solo sulle aree in cui la nostra presenza è consolidata, l’Italia, la Germania, l’Est Europa. Ora la nostra geografia è quella delle nostre imprese», dice ancora Papa. Ricordando l’apertura della nuova filiale in Spagna, cui potrebbe seguire il raddoppio negli Emirati Arabi: «In parallelo, abbiamo potenziato tutta la rete dei nostri 21 presidi sparsi per il mondo, e stiamo rivedendo tutte le convenzioni con le nostre banche partner».
Un progetto, quello della crescita globale, che dall’estate Papa segue anche attraverso la nuova delega alle banche estere del gruppo: «Sia in entrata che in uscita ci proponiamo come un gruppo paneuropeo, una caratteristica distintiva importante», ricorda Papa. A proposito di estero, un cenno non si può non fare sulle nuove misure arrivate la settimana scorsa con il nuovo piano, che ha previsto una forte riduzione dei costi in alcune controllate estere (al Cib, invece, il cost income è del 46%): «Abbiamo ritenuto opportuno ragionare su alcune iniziative di efficientamento che tengono conto anche del nuovo contesto regolamentare». Ma non sulla geografia: tutto l’Est Europa rimane centrale, con la sola eccezione dell’Ucraina, dove la cessione della controllata Ukrsotsbank resta in agenda: l’esclusiva con Alpha Bank è scaduta il 7 novembre, «ma le negoziazioni proseguono», dice Papa.

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