Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit, passo indietro di Ghizzoni. La soluzione-ponte per il successore

MILANO Federico Ghizzoni lascerà Unicredit dopo quasi sei anni da amministratore delegato. Nel settembre 2010 il banchiere oggi sessantenne arrivò al vertice dopo un breve periodo di vacatio per la burrascosa uscita di Alessandro Profumo. Questa volta l’avvicendamento alla guida della più internazionale tra le banche italiane avverrà in maniera soft, come deciso ieri dal consiglio presieduto da Giuseppe Vita. La mossa è il risultato di un pressing dei soci maggiori — gli arabi di Aabar, le fondazioni Crt, Cariverona, Carimonte, i privati come Caltagirone e Del Vecchio, i fondi istituzionali — che dura da diversi mesi e che ha portato lunedì 16 a un summit in cui alcuni consiglieri e soci hanno chiesto al banchiere un passo indietro.

Il ceo e il presidente ora tratteranno «un’ipotesi di accordo per la risoluzione del rapporto», è scritto in una nota diffusa dopo il consiglio di ieri durato circa due ore e mezza, «impegnandosi comunque a mantenere le proprie funzioni sino alla nomina del suo successore, supportandolo poi adeguatamente nella opportuna fase di transizione».

Si vogliono insomma evitare strappi traumatici e favorire l’insediamento di un nuovo top manager, con ogni probabilità esterno alla banca. A riprova dell’uscita non traumatica il board «all’unanimità, ha ringraziato Federico Ghizzoni per l’alta qualità del lavoro svolto nell’interesse del Gruppo Unicredit, degli azionisti e dei dipendenti. Ha anche espresso un forte apprezzamento per la grande competenza e la totale dedizione con cui ha guidato la banca in condizioni di mercato estremamente difficili».

L’accordo di uscita, anche sotto il profilo economico, sarà raggiunto a breve. Non dovrebbero esserci trattamenti di favore, visto che è tutto già definito dalle autorità. Contemporaneamente il comitato governance presieduto da Luca Cordero di Montezemolo (vicepresidente in quota Aabar, primo socio) nominerà il cacciatore di teste per la selezione di una decina circa di papabili. Nel comitato siedono gli altri vicepresidenti Vincenzo Calandra Buonaura e Fabrizio Palenzona, e i consiglieri Alessandro Caltagirone, Clara C. Streit ed Elena Zambon. L’intenzione, non esplicitata, è arrivare alla nomina del ceo al board del 9 giugno.

Ghizzoni si avvia a lasciare così dopo 36 anni di carriera nell’istituto, in gran parte vissuta tra Gran Bretagna, Singapore, Polonia, Turchia, esperienze che lo hanno fatto diventare, sotto Profumo, capo della divisione Centro Est Europa. Da ceo ha dovuto affrontare un maxi-aumento di capitale da 7,5 miliardi nel 2012 e una radicale pulizia di bilancio che gli ha fatto chiudere il 2013 con 14 miliardi di perdita, ma ha anche riportato il gruppo agli utili: 2 miliardi nel 2014 e 1,7 miliardi nel 2015. Ma al mercato non sono bastati, e il titolo ha continuato a soffrire per la debolezza dei livelli patrimoniali.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Parla il managing partner dello Studio Chiomenti: "Il numero di operazioni è in forte aumento già...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rischio paralisi. Perché quel che accade a Berlino si riflette direttamente a Bruxelles. Il probab...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I sindacati ripartono dalla lettera del primo settembre. Quella inviata al premier Draghi in cui i ...

Oggi sulla stampa