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UniCredit, parte il riassetto della rete

«L’austerity è finita, ora possiamo tornare a parlare di crescita». Se in Europa non tutti sono ancora d’accordo, UniCredit ha le idee chiare, come ha fatto intendere ieri il ceo Federico Ghizzoni presentando il riassetto della rete commerciale ai 5.200 responsabili di tutta Italia. È il progetto Open, sinonimo di banca aperta e flessibile per ogni esigenza della clientela, ma anche acronimo di «Ora Pronti a Essere Numeri uno», come ha rivelatoil country chairman Gabriele Piccini alla “sua” squadra radunata sulle tribune del Palaolimpico di Torino: perché dietro al progetto, che sarà operativo dal 3 novembre e vedrà un investimento di 350 milioni in due anni solo nel riallestimento delle filiali, c’è l’ambizione di conquistare fette importanti di mercato, con una crescita dei ricavi media annua del 4,5% di qui al 2018 che – piano strategico alla mano – tra quattro anni dovrebbe consentire alla banca commerciale italiana di contribuire con 2,2 miliardi l’anno all’utile di gruppo.
L’asticella è alta, e oggettivamente non sarà facile superarla. Ma alla base del piano c’è l’idea che «l’Italia diventi il motore di crescita del gruppo», come ha ricordato ieri lo stesso Ghizzoni, dunque l’intenzione è quella di giocare in attacco. Con un mix di azioni che prevede la chiusura di 500 filiali, la riorganizzazione delle 3.100 che resteranno (1.200 saranno aperte solo in alcuni giorni o fasce orarie), la flessibilizzazione delle figure professionali e l’allargamento dell’offerta commerciale a segmenti sempre più lontani dalle attività bancarie: c’è il debutto, ad esempio, nelle assicurazioni auto a brand Allianz («Ne venderemo 500mila entro la fine del piano, e 100mila già quest’anno», assicura Piccini), il progetto SubitoCasa per il mercato immobiliare, ma anche l’allargamento delle partnership con industrie e marchi d’ogni genere. Oggi in banca si possono acquistare smartphone Samsung o attrezzi Technogym, entro fine anno anche gli elettrodomestici, andando a consolidare quel profilo “multistore” delle filiali che già oggi vede un giro d’affari da 200 milioni: «Ci pensano già gli altri a disintermediarci, noi dobbiamo pensare a disintermediare gli altri», dice Piccini ai suoi, ricordando che i concorrenti oggi più delle banche è la grande distribuzione, in una lotta in cui UniCredit vuole rispondere colpo su colpo. «Puntiamo a 100mila nuovi clienti e 4 miliardi di masse gestite in iù ogni anno», anticipa il country chairman, che solo nel mercato dei mutui conta di far crescere la quota di mercato dall’attuale 15% al 20% entro il 2015.
Un anno e mezzo fa il gruppo aveva varato la nuova struttura di gruppo, che aveva cancellato le divisioni e separato la contabilità dei singoli paesi, assegnando all’Italia un’organizzazione profondamente decentrata, con ampie deleghe alle 7 regioni e alle 76 aree sparse per la penisola. Ora questa struttura, confermata nella ratio oltre che in buona parte dei nomi, viene alleggerita e semplificata per consentire di concentrarsi sull’attività commerciale: in quest’ottica si inseriscono anche le 800 assunzioni e le 670 stabilizzazioni in due anni previste dall’accordo sindacale firmato dieci giorni fa così come la riorganizzazione delle figure dentro e intorno alle filiali, dove –ad esempio – sparirà il cassiere puro e gran parte dell’attività amministrativa verrà assegnata al “Rod”, il responsabile operativo di distretto; un’innovazione destinata a impattare non poco sull’attività dei bancari UniCredit, che non a caso ieri hanno salutato la novità con un applauso fuoriprogramma .

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