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Unicredit, parla Orcel “Fusioni solo se servono alla nostra strategia”

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto alle attese del mercato e pari a 887 milioni, è una fila di pochi e chiari messaggi, tra cui quello che le fusioni «non sono un obiettivo in sé, ma un potenziale acceleratore della nostra strategia ». Poiché la strategia, in forma di piano pluriennale, è attesa dall’alta dirigenza Unicredit tra settembre e novembre, e poiché sempre ieri il Montepaschi ha reso noto che l’agenda della sua ricapitalizzazione è spostata dal terzo trimestre 2021 «al quarto o alla prima metà del 2022», gli elementi convergono a smorzare gli impeti del mercato circa nozze estive. Anche il governo Draghi, nel rinnovare al giugno 2022 gli incentivi fiscali (ampliati del 50%) per banche che si fondono, sembra allentare l’urgenza.
Del resto la congiuntura è, paradossalmente, buona per gli istituti: le moratorie su 150 miliardi di crediti e le garanzie statali su altri 180 miliardi hanno eliminato le perdite su crediti, e i relativi accantonamenti. E’ tornata all’utile netto dopo anni, per 119 milioni, perfino la banca di Siena, che grazie al buon andamento di ricavi e costi ha recuperato un miliardo di patrimonio, alleviando «a meno di un miliardo» il deficit prospettico stimato al marzo 2022.
«Quello concluso è un buon trimestre, trainato da eccellenti commissioni, basse rettifiche su crediti e disciplina dei costi», ha detto Orcel, in una chiosa preliminare ai conti dei predecessori (è ad dal 15 aprile). Le commissioni crescono del 4,3% rispetto al marzo 2020, i profitti da negoziazioni sui listini più che triplicano, i costi totali flettono del 3,1% e il costo del rischio creditizio crolla a 0,15 euro ogni 100 prestati.
Il guaio è che Unicredit presta poco: i crediti scendono del 3,8% sull’anno, e il margine d’interesse fa un tonfo del 12,6%. «Rinvigorirlo sarà per noi una priorità chiave – ha aggiunto Orcel – . Il mio focus nei primi 100 giorni sarà conoscere i colleghi, debolezze e forze del business, disegnare la nuova strategia e allontanare Unicredit da una fase di significativa ristrutturazione per arrivare a una banca che dia rendimenti sostenibili sopra al costo del capitale. Abbiamo una base solida tra patrimonio, attivi, liquidità, rete, marchio resiliente e talenti eccezionali per giungere a risultati di gran lunga superiori agli attuali ». Gli investitori hanno dato retta a numeri e promesse, e l’azione Unicredit è stata la migliore nel paniere, dopo una seduta vivace (+5%). Meno ottimisti i sindacati bancari tutti, già in allarme nel timore che le fusioni portino a tagli di personale.
Anche Banco Bpm ieri ha diffuso i dati trimestrali che l’ad Giuseppe Castagna ha definito «eccellenti », con la ripresa dei ricavi da interessi e commissioni (+5,9%), un risultato operativo su del 51% e un utile netto sceso a 100 milioni (senza componenti extra sarebbe uguale ai 151 di un anno fa). Castagna è «felice» che il governo con il nuovo dl Sostegni «ci abbia dato più tempo per trovare una buona fusione».
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