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UniCredit, Pamplona in uscita

Due anni dopo il suo ingresso nell’azionariato, il fondo londinese Pamplona taglia il suo investimento in UniCredit e si appresta a portare a casa una plusvalenza record, superiore al miliardo di euro. La società di Alexander Knaster – magnate nato in Russia ma americano d’adozione – ha infatti ridotto la propria partecipazione dal 4,87% di fine aprile all’1,876%. È quanto si legge negli avvisi Consob, dai quali emerge che l’operazione risale al 30 maggio. Il fondo di private equity che ha sede a Londra, fino a ieri terzo azionista di Piazza Gae Aulenti, aveva limato la propria quota all’inizio di maggio riducendola dal 5,01% al 4,87%.
L’ingresso, come detto, risale al giugno 2012 quando, del tutto a sorpresa – visto il momento allora critico per il settore bancario italiano -, il fondo Pamplona spuntò nell’azionariato rilevante di UniCredit con una quota superiore al 5% del capitale interamente intestata a Pgff fund. Il fondo che ha base Londra all’epoca aveva già in mano l’1,99% della banca e, salendo, era diventato il secondo azionista di UniCredit dietro Abu Dhabi Aabar, forte del 6,5%.
In quella fase, a finanziare l’operazione di rafforzamento, il cui esborso si aggirava attorno ai 450 milioni di euro (pari al 3,02% del capitale), fu Deutsche Bank. La banca tedesca, che aveva venduto a Pamplona opzioni di vendita e aveva acquistato dalla stessa opzioni di acquisto, si ritrovava indirettamente in mano, come sottostante, il pacchetto complessivo del 5,01% di proprietà dello stesso fondo alternativo. Uno scenario delicato, quello della partecipazione potenziale, che aveva spinto la stessa banca tedesca a chiarire che «in nessun caso nell’esecuzione dell’operazione, Deutsche Bank avrebbe aquistato o mantenuto azioni UniCredit». Secondo quanto indicato da alcune fonti finanziarie, nonostante l’assottigliamento della quota, il fatto che il pegno riguardi l’intero pacchetto del 5,01% (e non il 3,02% finanziato e venduto sul mercato) rende comunque ancora valido il rapporto di vincolo tra i due soggetti sul valore residuo della quota.
L’operazione di Pamplona, che non ha mai espresso alcun consigliere nel Cda di UniCredit, è stata ispirata a una logica puramente finanziaria che si è rivelata di successo. Al momento dell’ingresso, il fondo russo ha preso in carico le azioni della banca a 2,4 euro ciascuna (per un controvalore complessivo di 700 milioni circa). Al 30 maggio il titolo veleggiava sui 6,4 euro, per un controvalore che all’incirca si aggirava su 1,85 miliardi, mentre la quota attuale si è ridotta a 760 milioni di euro circa. La plusvalenza per il fondo del finanziere 55enne Knaster è dunque superiore al miliardo di euro.
L’uscita di Pamplona cambia la mappa dell’azionariato di UniCredit, che vede oggi al primo posto il fondo Blackrock, con il 5,238% del capitale. A seguire ci sono la Aabar di Abu Dhabi (5,081%), la fondazione Cariverona (3,498%), la Delfin di Leonardo Del Vecchio (2,996%), la Banca centrale della Libia (2,907%), il fondo Usa Capital research and management (2,727%), la fondazione Crt (2,503%), Carimonte (2,209%) e Allianz (2,182%).
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