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UniCredit, Palenzona si chiama fuori

di Marco Ferrando

Dieter Rampl avrà un concorrente in meno nella corsa per la conferma alla presidenza di UniCredit. Con un comunicato diffuso ieri sera, infatti, Fabrizio Palenzona ha dichiarato di «non essere disponibile» per l'incarico, dal momento che «l'attività nelle nuove sfide della società Aeroporti di Roma (di cui è presidente, ndr) sarà molto impegnativa».
L'uscita allo scoperto di ieri mette a tacere la voci, circolate con crescente insistenza nelle settimane scorse, di un interesse da parte dell'attuale numero due di piazza Cordusio a prendere il posto di Rampl, che comunque lo stesso Palenzona, a metà novembre, aveva di fatto candidato per primo a una possibile riconferma.
La mossa di Palenzona non prelude a un suo totale disimpegno sulla banca, ma certo da ieri assumono un altro valore le parole pronunciate sabato scorso, al congresso Assiom Forex di Parma, proprio da Dieter Rampl, che si era dichiarato «disponibile a un altro mandato», a patto che la sua nomina possa essere il frutto di «un accordo tra tutti i soci».
Per ora, ha precisato il banchiere tedesco, in agenda non ci sono incontri con gli azionisti, ma – a maggior ragione dopo l'uscita di Palenzona – crescono le quotazioni del «lodo Rampl» sul destino della banca, che oltre alla sua conferma prevede la riduzione drastica del consiglio (che dagli attuali 23 potrebbe scendere a 15-17 posti). Sembra andare in questa direzione anche l'esito del Comitato governance che si è riunioto ieri, al termine del quale «ha definito una proposta con i criteri per pervenire a una composizione ottimale, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, del Consiglio di amministrazione», come ha fatto sapere UniCredit in una nota diffusa in serata.
La parola adesso passa agli azionisti, grandi e piccoli, italiani e stranieri. Tra questi ultimi, c'è attesa per la posizione del fondo di Abu Dhabi Aabar, che con il 6,5% e la palma del principale azionista, potrebbe ambire alla vice presidenza attualmente assegnata alla Banca centrale libica. «Ci fa piacere che un fondo così importante abbia creduto nella nostra banca», ha detto al riguardo ieri l'ad di UniCredit Federico Ghizzoni, che invece sulla governance non si è voluto esprimere. Sempre ieri, la Consob ha aggiornato anche la quota post-aumento di fondazione Cariverona (in discesa al 3,534%, dal 4,2) e Carimonte, che si rafforza di quasi un decimo e sale al 2,996%. Per completare la nuova mappa degli azionisti di UniCredit, mancano ancora le comunicazioni sulle quote dei soci libici, che probabilmente si sono diluiti, di Allianz (che dovrebbe avere sottoscritto pro quota l'aumento di capitale) e quella di Blackrock, titolare del 3,107% secondo l'ultimo dato pre aumento.

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