Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

UniCredit, Palenzona lascia la vicepresidenza

A poche ore dalla chiusura dell’aumento di capitale si riapre ufficialmente il cantiere della governance di UniCredit. Passaggio inevitabile, visto il profondo rimescolamento nell’azionariato innescato dalla manovra da 13 miliardi; sta di fatto che ad aprire le danze ieri è stato il vice presidente Fabrizio Palenzona, che si è dimesso da vice presidente.
Nessuna frizione dietro al passo indietro. Anzi, una mossa «per favorire le scelte più utili alla banca dopo l’aumento», secondo quanto trapela da fonti vicine all’(ex) vicepresidente, che comunque resterà in consiglio. D’altronde, lo snellimento della governance era stato inserito dallo stesso ceo, Jean Pierre Mustier, tra le misure a corredo del piano industriale. Segno di quanto il tema sia ritenuto fondamentale per migliorare l’appeal della banca sul mercato, e ora che il mercato ha risposto positivamente a UniCredit non resta che agire di conseguenza.
Il primo alleggerimento preannunciato da Mustier era stato la riduzione delle vice-presidenze, da tre a una. In teoria non c’era fretta, ma – visto l’ottimo esito dell’aumento, rafforzato dal nuovo balzo del titolo che ieri ha guadagnato un altro 2,25% a 13,5 euro – Palenzona ha giocato d’anticipo, rinunciando a circa metà dei 334mila euro di compenso percepiti nel 2015 (ultimo dato), considerato che il fisso dei consiglieri semplici si è aggirato intorno ai 190mila euro. Non è escluso, a questo punto, che anche un altro tra i due vice-presidenti possa fare lo stesso: restano Vincenzo Calandra Buonaura, che è anche vicario, e Luca Cordero di Montezemolo.
Ma la riforma senz’altro non si fermerà qui. La riduzione dei vice è solo una delle «iniziative» di revisione della governance «basate sulle analisi svolte nel 2016 dal comitato Corporate governance, nomination and sustainability di UniCredit», precisa la banca in una nota diffusa ieri. Aggiungendo che «le modifiche suggerite potranno avere attuazione successivamente all’Assemblea convocata per approvare il bilancio relativo all’esercizio 2017 che si terrà nel 2018». Non è un messaggio da poco, quello messo ieri nero su bianco dalla banca: altre modifiche, si dice, potranno arrivare. Ma non si applicheranno nella legislatura vigente, destinata pertanto a concludersi così com’era iniziata.
Ma quali sono gli altri temi sul tavolo? Anzitutto, la composizione del board. Gli attuali 17 consiglieri vengono ritenuti non pochi, e «nel 2018 sarà eletto un board con 15 consiglieri, due in meno di oggi, e un solo vicepresidente», aveva anticipato Mustier a Il Sole nell’intervista del dicembre scorso. Probabile, poi, un intervento sull’articolo 20 dello statuto attuale, che prevede l’attribuzione di tutti i posti meno uno alla lista che ottiene la maggioranza dei voti; una percentuale bulgara, che oggi vede la lista Assogestioni – che peraltro nel 2015 aveva ottenuto la maggioranza – con un solo rappresentante e quasi certamente andrà rivista. Altro tema, il tetto al diritto di voto al 5%: Mustier aveva ipotizzato una revisione del punto nell’investor day di Londra, e ora – con l’ingresso probabile di qualche nuovo socio oltre alla soglia fatidica – sarà difficile fare marcia indietro. Per le modifiche allo statuto sulla carta ci sono tre possibilità: unire un’assemblea straordinaria a quella ordinaria del 20 aprile (ma la revisione andrebbe concordata entro le prossime due settimane), convocarne una tra la fine del 2017 e il 2018, oppure farle coincidere nella primavera del 2018. In quel caso, però, il nuovo board dovrebbe essere eletto con le norme appena approvate, tecnicalità non semplice. Si vedrà.
Intanto, in tema di azionisti Capital Research risulta – secondo gli aggiornamenti di ieri di Consob – aver limato a fine febbraio al 5,48% la propria quota, rispetto al 6,72% al quale figurava l’8 settembre dello scorso anno. Una comunicazione fatta dal fondo «a seguito di vendita di azioni effettuata al di fuori dell’operazione di ricapitalizzazione di UniCredit», e che non esclude del tutto i rumors di mercoledì che indicavano gli americani all’8% post aumento.

Marco Ferrando

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa