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Unicredit, Padoan presidente Dovrà trattare con la Bce

Il cda di Unicredit sceglie Pier Carlo Padoan come prossimo presidente, e gli assegna «un ruolo attivo nel definire la lista dei ca ndidati per il rinnovo del cda», lista che proprio il consiglio in scadenza proporrà ai soci in primavera. L’ex ministro del Tesoro, nome di compromesso sia nel cda che nei rapporti con le istituzioni, pare chiamato a far da pontiere per comporre il mosaico d’interessi che sta scuotendo la banca: dalle possibili acquisizioni in Italia, con obiettivo Mps o Banco Bpm, al progetto in fieri di societarizzare le attività straniere – Unicredit ha creato da 15 anni una rete tra le più ambite nel Centro Est Europa – ed eventualmente quotarle. Dalla gestione di questi dossier potrebbe dipendere anche il rinnovo dell’ad Jean Pierre Mustier.
Alla nomina, avvenuta «all’unanimità » nella riunione di ieri, si lavorava da mesi: il presidente in carica Cesare Bisoni, eletto dopo la morte di Fabrizio Saccomanni 14 mesi fa, s’era già detto non disposto a un rinnovo. Padoan, tuttavia, non era uscito in varie rose di “candidabili” sui media: al contrario di figure interne come il vice presidente Lamberto Andreotti o i consiglieri Stefano Micossi e Sergio Balbinot, o esterne come Lucrezia Reichlin, Ignazio Angeloni, Claudio Costamagna, Vittorio Grilli, Domenico Siniscalco. Una nota di Unicredit ricorda che l’ex capo economista dell’Ocse, poi ministro dei governi Renzi e Gentiloni, è stato cooptato dopo che «la task force di amministratori indipendenti guidata dal vice presidente Lamberto Andreotti lo ha identificato come miglior candidato alla presidenza per il mandato 2021-2023». La scelta, come pure l’anticipo, deriverebbe dal compromesso raggiunto tra l’ad Jean Pierre Mustier e i suoi amministratori più critici – in primis, Micossi – intorno a un altro civil servant con curriculum e relazioni di prestigio; anche se mai, finora, misurate nel mestiere bancario. E alla comune volontà di affidare a lui la rappresentanza nei rapporti con azionisti e istituzioni in una fase di travaglio. «Siamo entusiasti di poter lavorare con il Prof. Padoan – ha detto Mustier (la cui “prima scelta” risulta però essere stata Lucrezia Reichlin) – : la sua profonda esperienza e conoscenza dell’Europa e del contesto normativo, e gli importanti ruoli pubblici ricoperti in Italia, ci saranno di grande utilità». E Padoan: «Sono felice di entrare nel cda e onorato di essere stato designato presidente di Unicredit, un’azienda paneuropea vincente con solide e forti radici italiane: lavorerò entusiasta per capitalizzare questi punti di forza ». Padoan, deputato Pd, ha confermato «l’intenzione di lasciare il ruolo di parlamentare», incompatibile con la carica. In casi simili, però, l’addio alla politica non è stato breve.
L’ingresso rapido di Padoan nel cda, tuttavia, s’impone: anche perché in sei mesi Unicredit potrebbe giocarsi il futuro. La linea «niente fusioni », che Mustier porta avanti da due anni, è messa sotto pressione dai fatti del 2020: il blitz vittorioso di Intesa Sanpaolo su Ubi, il veto della Bce a distribuire cedole (un cardine del piano strategico Unicredit, dello scorso dicembre e in breve obsoleto), un prezzo di Borsa a sconto del 72% sul patrimonio netto (-3,66% ieri), disturbano i sonni degli azionisti e indeboliscono la resistenza alle profferte del governo. Prima delle quali è l’acquisizione di Mps, in trattativa da luglio con il Tesoro, e che Mustier vorrebbe però fare solo in cambio di una dote in contanti stimata sui 3 miliardi. Se Unicredit mostrerà “sensibilità” sul critico dossier senese, il governo potrebbe mostrarne più di quella finora filtrata sullo scorporo dei suoi rami esteri, in una subholding che se quotata fino al 49% farebbe incassare miliardi preziosi per proseguire la campagna acquisti alla capogruppo italiana. Magari su Banco Bpm, gruppo forte in Lombardia e Veneto che si trova insidiato dai francesi del Crédit Agricole.
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