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UniCredit, Orcel apre alle fusioni «Possono accelerare le strategie»

UniCredit ha «bisogno di tempo». Tempo per «rilanciare il business», tempo per «garantire» che il cambio d’assetto si consolidi. Il ceo Andrea Orcel, alla prima uscita ufficiale con gli analisti nel giorno della presentazione dei conti del primo trimestre – che hanno visto un utile di 887 milioni – , prova a frenare gli entusiasmi: il rilancio della banca di piazza Gae Aulenti non darà riscontri istantanei. Ma la strategia tracciata dal superbanchiere, insediatosi tre settimane fa al vertice, è invece già chiara: clienti al centro, tecnologia come leit motiv che integrerà ogni azione, massima semplificazione dei processi per migliorare i servizi.

A tendere, nelle intenzioni del manager, tutto ciò darà fiato alla redditività dopo la lunga e controversa stagione di Jean Pierre Mustier. Ma proprio per far sì che questo cambio di passo dia i frutti il prima possibile Orcel mette apertamente in conto una crescita tramite acquisizioni, che potrebbero rivelarsi un propellente per raggiungere gli obiettivi fissati. Quella dell’opzione M&A, dice il banchiere, «non è un fine a sè ma la vedo come un potenziale acceleratore e un fattore che può migliorare le nostre strategie». Prerequisito essenziale, sottolinea Orcel, è che la crescita per linee esterne però sia fatta «nell’interesse dei nostri azionisti», come da tempo ribadito anche dal board e dal presidente Padoan, e in tale senso il manager evidenzia anche di avere «piena fiducia nella nostra capacità di realizzarla».

Da parte del numero uno della banca, che coglie l’occasione per dare qualche indicazione introduttiva prima di lasciare la parola al Cfo Stefano Porro per la presentazione dei conti, nessuna indicazione ulteriore sul tema. Difficile peraltro leggere ulteriori messaggi tra le righe. Chiaro che il mercato da tempo guardi da tempo con attenzione all’ipotesi Mps, soluzione che sembra più appetibile dopo la bozza del Dl Sostegni Bis, che ha aumentato da 2,9 a 3,8 miliardi lordi la dote di Dta trasformabili in capitale in caso di fusione, agevolando peraltro la dismissione di Npl di 2 miliardi di Npl per banca (si veda Il Sole 24Ore del 4 e 5 maggio). L’alternativa, o magari l’abbinata, potrebbe essere anche BancoBpm, che d’altra parte rimane il partner ideale per Bper. Ma sul tavolo rimangono anche altre ipotesi, a partire da Mediobanca ad esempio, soluzione suggestiva benchè tutt’altro che scontata in termini di execution.

Resta il fatto che ieri il mercato abbia comunque apprezzato le parole di Orcel, dandogli credito e premiando il titolo con un progresso del 5%. Il tutto, peraltro, nella conferma della «precedente guidance», sull’utile netto 2021 che parlava di un risultato «superiore ai 3 miliardi» e di ricavi «sostanzialmente in linea con le stime del consensus», pari a 17,2 miliardi.

Qualcosa di più sulla strategia di UniCredit si capirà nei prossimi mesi. Prima – già nelle prossime settimane – ci sarà da ridisegnare il management team. Poi, realisticamente a settembre, sarà la volta del «nuovo piano strategico che presenteremo al mercato nella seconda metà di quest’anno», dice il banchiere.

Tornando ai conti, va sottolineata come la banca nel primo trimestre (interamente sotto la guida di Ranieri de Marchis) abbia realizzato una brillante performance. Grazie alla spinta generata dal trading e dalle commissioni, l’istituto ha compensato il calo del margine di interesse, sgonfiato dalla politica prudente nell’erogazione del credito. Ciò ha così permesso di realizzare ricavi per 4,7 miliardi di euro. D’altra parte, la disciplina sui costi (il rapporto costi/ricavi è sceso al 51,5%, il più basso in oltre un decennio) e il basso costo del rischio, hanno così permesso di generare un utile di circa 900 milioni ampiamente sopra le stime degli analisti che prevedevano 396 milioni. Confermata la politica di distribuzione ordinaria del 50% dell’utile netto sottostante, con il 30% tramite dividendo in contanti.

In prospettiva resta il tema del margine di interesse. Orcel non nasconde il problema. «Il margine di interesse continuerà probabilmente per un certo periodo ad affrontare condizioni di mercato sfavorevoli anche rispetto ai concorrenti». Per questo «avremo bisogno di tempo per rilanciare e rafforzare il business, passando da una fase di ridimensionamento a una caratterizzata da una crescita disciplinata della redditività e da una creazione di capitale sana ed organica».

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