Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

UniCredit, Nicastro verso l’uscita Il dg: «Cambiare le regole sul credito»

 «Le regole nate nel pieno della crisi rischiano oggi di bloccare il credito alle Pmi. La politica e le istituzioni devono intervenire per capire se è il momento di rivedere il mandato ai regolatori». Roberto Nicastro, da oltre 18 anni nel gruppo Unicredit, l’uomo che ha fatto crescere la banca nel Centro Est Europa, non ha dubbi. Le regole nate sotto il crack Lehman oggi stanno ingessando il sistema bancario e il credito verso le imprese. L’attuale direttore generale di Unicredit, sembra quindi ancora saldo in sella in Unicredit, eppure i rumors di una sua uscita dal gruppo sono sempre più insistenti. C’è chi lo vede in Bnl a ricoprire il posto di ceo lasciato da Fabio Gallia, chi in una banca internazionale, chi lo vede coinvolto nel risiko delle popolari e chi si spinge anche a pensarlo in incarichi vicini al Governo, vista tra l’altro la sua responsabilità in UniCredit dello sviluppo della cosiddetta “banca digitale” e degli affari istituzionali e regolamentari.

Dott. Nicastro, perché la via del credito è ancora molto stretta per le Pmi, se si escludono alcuni primi segnali incoraggianti, dopo il quantitative easing della Bce? 

Sul credito e sul rapporto con le imprese la sfida è complicata dalla piega presa dalla regolamentazione ed i gradi di libertà per le banche sono sempre meno.
Ma da cosa deriva questo eccesso di rigidità?
Con la crisi Lehman e quella dell’euro si sono costituiti vari regolatori/supervisori col preciso mandato di promuovere stabilità finanziaria: l’Fsb, l’Eba, l’Ssm, l’Srb. Implicitamente si è chiesto loro di puntare ad un mondo a rischio molto basso, il che da molti punti di vista è un bene; ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che rischio molto basso vuol dire crescita molto bassa. Il groviglio è evidente se pensiamo al credito alle Pmi.
Delle Pmi voi banche parlate sempre bene, ma poi non sempre sono beneficiarie di credito…
Le Pmi sono da sempre il principale creatore di posti di lavoro e lo saranno sempre di più in un futuro in cui la rivoluzione digitale incoraggia migliaia di start-up anche da noi. Ma sono anche senza dubbio la controparte più rischiosa per le banche e che richiede più capitale regolamentare. Le regole quindi frustrano il credito alle Pmi. Ecco quindi la necessità per la politica e le istituzioni di riflettere sul trade-off rischio vs. crescita. Di interrogarsi sul confermare o rivedere il mandato ai regolatori, è il solito discorso della “botte piena e moglie ubriaca”. Chi fa impresa lo sa benissimo.
Quando si vuole le regole si possono cambiare in fretta e con efficacia. Perché non lo fate?
Sono d’accordo. Penso ad esempio alla nuova normativa sulle procedure concorsuali e fallimentari che in poche settimane è quasi diventata realtà grazie all’energia del governo. Una legge che fa bene non solo ai 350 miliardi crediti dubbi delle banche, ma anche a quelli delle tante virtuose imprese creditrici (si stima che l’ordine di grandezza non sia del tutto diverso) e a quelli dello Stato (che sarebbero invece il doppio).
Ma in concreto cosa possono fare le banche?
Un campo su cui le banche possono fare invece già ora di più è quello del supporto allosviluppo internazionale, naturalmente cruciale per il nostro paese. Per Unicredit è massimapriorità: abbiamo allestito oltre 25 International Center in giro per il mondo per aiutare i nostri imprenditori che internazionalizzano e sono altrettanto importanti i nostri “centri estero” sul territorio con colleghi specializzati e competenti vicini al cliente alle prime armi sull’internazionale, in vari casi troviamo al cliente persino le controparti commerciali. E dobbiamo essere pronti appena si aprono nuovi mercati.
La concorrenza globale non dorme: non si era ancora asciugato l’inchiostro dell’accordo sulle sanzioni all’Iran che i tedeschi, già lo scorso week end, avevano realizzato una massiccia visita di sistema aTeheran. 
L’Italia credo si stia preparando a seguire la stessa rotta e noi banche dovremo essere pronti mano mano che le sanzioni vengono meno, a supportare i nostri clienti su questo importantissimo nuovo mercato.
Lei per Unicredit è anche responsabile dello sviluppo Digitale, teme più la concorrenza di Google-Apple o quella di PayPal?
Oggi il nostro settore è sempre più interessato dal fenomeno globale delle ormai 7mila fintech start?up che propongono servizi estremamente mirati e molto competitivi. Ecco le banche non devono preoccuparsi che Google o Apple creino una banca a 360 gradi e ci asfaltino tutti, devono invece temere le mille punture di spillo tipicamente sui prodotti più remunerativi che arrivano da operatori specializzatissimi e molto aggressivi, il così detto “unbundling” della banca. Il primo caso da manuale è stato quello di Paypal che ha eroso quasi 10 miliardi di ricavi alle banche mondiali, ma se le banche non iniziano a reagire con forza e tempestività in campi quali il Peer-to-Peer Lending o i pagamenti per l’e-commerce, finiscono come la proverbiale “rana bollita”.
Tra poco avrete i conti semestrali come sta andando l’attività di UniCredit?
L’anno scorso abbiamo superato i 2 miliardi di utili netti grazie alla ripresa del business italiano e alla continua tenuta dell’estero, è stato il miglior anno dal 2009 in avanti; e spicca sempre il contributo dei paesi dell’Est Europa, ben oltre il miliardo di utili malgrado la crisi ucraina, lo dico con un pizzico di orgoglio avendo ideato e lavorato per primo ai dossier Polonia, Turchia, Cechia, Bulgaria, etc. Da anni siamo ormai il primo gruppo bancario in quell’area che ha peraltro mostrato una formidabile resilienza e diversificazione in questi anni. Acquistammo nel 1999 il 50,1% di Bank Pekao in Polonia per 1 miliardo di euro oggi quella quota ne vale quasi 6 in Borsa.
Ma ci sono novità in tema di governance? Lei ha seguito per anni acquisizioni, fusioni, trasformazioni organizzative.. Ora forse questo si è concluso, come vive questa nuova stagione?
Sì forse lei ha ragione, credo sia importante cercare sempre l’adrenalina delle nuove sfide, dare soluzioni innovative e semplici a problemi complessi, specie dove contano poi i fattori umani, oltre ai numeri.
Da alcuni giorni circolano voci sulla sua separazione imminente con la Banca, dopo 18 anni di matrimonio. Lei conferma questi rumors?
Non confermo né smentisco. Semplicemente non commento i rumors.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Primo giorno di lavoro in proprio per Francesco Canzonieri, che ha lasciato Mediobanca dopo cinque a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

 Un passo indietro per non sottoscrivere un accordo irricevibile dai sindacati. Sarebbe questo l’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e...

Oggi sulla stampa