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Unicredit-Mps, corsa da fusione. Piazza Affari su con l’Europa

Unicredit e Mps ancora una volta protagoniste nel contesto di un mercato azionario italiano ed europeo reso euforico dalle probabile doppia vittoria dei Democratici nelle elezioni in Georgia, negli Stati Uniti, che darebbero il controllo dell’intero Congresso al neoeletto presidente Joe Biden. I listini europei vedono nella cosiddetta «onda blu» l’inizio di un maxi-piano di spesa pubblica per rilanciare l’economia. A Parigi il Cac40 ha chiuso in rialzo dell’1,19%, a Francoforte il Dax dell’1,76% a Madrid l’indice Ibex è salito del 3,2% a e a Londra il Ftse 100 del 3,47%. Tra le piazze migliori in Europa anche il listino milanese, con il Ftse Mib che guadagna il 2,40%. Mentre a Wall Street il Nasdaq 100 arretra dell’1,40% mentre il Dow Jones, l’indice dei titoli «tradizionali», all’opposto cresce del +1,44%. Tra i motivi di questa divergenza, Oltreatlantico, i timori degli investitori per le possibilità di una regolamentazione più stringente e di nuove tasse sulle big tech.

A Piazza Affari, in rialzo per tutta la seduta, gli occhi sono puntati sul risiko bancario e sulle novità attese a breve dagli investitori sui futuri equilibri del Monte dei Paschi di Siena, ieri salito del +3,7% dopo il +6,09% della seduta precedente, e di Unicredit, in rialzo del +6,1%. In pratica Unicredit e Mps continuano la propria corsa congiunta a Piazza Affari sulla scia delle indiscrezioni che si susseguono circa le ipotesi che dovrebbe portare alle nozze tra i due istituti.

Ammonterebbe a circa 14 miliardi di euro il piano cui starebbe lavorando il governo per assumere, tramite Amco, controllata dal Tesoro, le «sofferenze» di Unicredit con l’obiettivo di rendere più attraente per la seconda banca del Paese l’accordo per Mps. La cifra indicata non è indifferente per Piazza Gae Aulenti, che allo scorso 30 settembre riportava crediti deteriorati per 22,7 miliardi, di cui circa 6 considerati non-core, con l’obiettivo di azzeramento entro l’anno. Il piano di cessione verrebbe incontro alle richieste di Unicredit per una «dote» consistente ai fini dell’integrazione con Mps. Gli scenari potrebbero chiarirsi già lunedì prossimo, quando è previsto il Consiglio di Mps, mentre verso la metà del mese di gennaio è attesa la riunione del board di Unicredit, sui cui pesa, fra l’altro, l’incognita della nomina del nuovo ad dopo le dimissioni presentate a dicembre da Jean Pierre Mustier.

L’eventuale fusione Mps-Unicredit dovrà peraltro passare al vaglio delle forze politiche in Parlamento, visto che proprio ieri, in una nota, i deputati M5S della commissione Finanze si sono detti contrari «all’ipotesi di scissione della banca senese» e pronti a fare «di tutto per evitare che Mps venga svenduta».

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