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Unicredit, missione da Draghi

di Fabrizio Massaro

MILANO – La prima missione dopo l'avvio dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, la compirà oggi a Francoforte, all'incontro annuale con le principali banche europee. «Anche a nome delle banche italiane più piccole, chiederò di verificare la possibilità di estendere l'accesso alla liquidità della Bce ampliando la tipologia dei collaterali da offrire», anticipa al Corriere. Un modo per sottolineare come il tema caldo per le banche non sia tanto il capitale ma la liquidità. «E farò polemica sulla richiesta dell'Eba di valutare a mark to market i bond sovrani», decisione che ha imposto a Unicredit, con in pancia 40 miliardi di titoli di Stato italiani, di rafforzare il capitale per 7,4 miliardi. «Si è derogato ai principi contabili internazionali, e questo è rischioso: chi mi dice che in futuro non mi chiedano di farlo anche sui crediti?».
Dopo Francoforte Ghizzoni comincerà il roadshow per spiegare l'aumento, votato all'unanimità, e la maxi svalutazione da 9,6 miliardi (di cui almeno 3,5 miliardi per Capitalia) da cui deriva la perdita di 9,3 miliardi «che però non intacca capitale e liquidità ma fa chiarezza sul passato». Ieri il titolo, dopo crolli anche del 9% e sospensioni, ha chiuso a -4,46% a 0,74 euro. «Il piano deve essere ancora studiato dagli analisti. E poi il mercato vuol capire dove si assesterà il titolo in vista dell'aumento. Dunque di movimento ce ne sarà parecchio. Però adesso chi entrerà con l'aumento sa che la banca è senza rischi, e dunque valuterà solo la redditività. E si troverà dentro una banca solida e capace di decidere del suo destino», con un core tier 1 del 10,35% a fine 2011 e del 9% nel 2012 (con Basilea 3). «E senza necessità di nuovi aumenti. A inizio anno pensavo che ne avremmo fatto a meno, ma comunque rinviavo la decisione al varo del piano. Ho iniziato a pensare di fare l'aumento a fine luglio quando ho visto che la crisi si ampliava. E poi ho deciso dopo la decisione dell'Eba sui bond».
Ghizzoni ritiene, grazie alla «informazione costante loro fornita», di avere già l'orientamento favorevole dei soci storici: Fondazioni, privati, gli arabi di Aabar e i libici – anche se le quote devono ancora essere scongelate – che pesano per il 30% circa. Poi c'è un 15% del retail, che tradizionalmente ha seguito gli altri aumenti per il 90-95%. Quindi ci sono i soci non presenti in consiglio come Norges Bank, il fondo sovrano di Singapore (che ha meno dell'1%) e altri, per un altro 10% circa. Il dubbio vero è dunque sul 45% in mano ai fondi, ma l'aumento è comunque coperto dal consorzio.
Circa l'Italia, Ghizzoni punta ad aumentare di 33 miliardi i crediti alle Pmi e di 39 miliardi quelli alle famiglie. «In Italia torneremo quest'anno a chiudere in utile». C'è un ma: il costo del credito. «C'è una lamentela dei clienti che i tassi sono troppo alti. Li rivedremo, ma se non scende lo spread l'aumento del costo del credito sarà inevitabile. Non abbiamo detto di chiudere il credito ma inevitabilmente si diventa selettivi». Con i dipendenti e i sindacati, di fronte ai 5.200 tagli in Italia da gestire con il blocco del turnover, Ghizzoni prende invece un altro impegno: «Farò anch'io i sacrifici del caso: quest'anno rinuncerò al bonus».
 

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