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Unicredit, maxi aumento al via Giù del 6,8%, le scelte dei soci

Scivola Unicredit in Piazza Affari, nel primo giorno della più grande richiesta di capitali della storia finanziaria italiana: 13 miliardi di euro.

Era nelle attese. L’offerta di nuove azioni, nella misura di 13 per ogni 5 titoli già posseduti, ha smosso il mare degli arbitraggi: il prezzo è di 8,09 euro, pari a uno sconto del 38% sull’azione separata dal diritto di opzione, quotato a sua volta a 13,05 euro. Risultato: ieri l’azione Unicredit è scesa del 6,86% a 12,21 euro, mentre i diritti di opzione (che consente agli attuali soci di sottoscrivere le nuove azioni a sconto) hanno perso il 18,85% a 10,59 euro. Rispetto a venerdì il calo complessivo di Unicredit è del 12,8%. In ogni caso si tratta di movimenti normali quando arriva una tale mole di «carta» sul mercato, spiegano fonti di mercato, per di più in un giorno negativo per Piazza Affari, in calo del 2,2%, con i bancari a -5%.

I diritti potranno essere esercitati fino al 23 febbraio e saranno negoziabili fino al 17, mentre per i diritti inoptati l’aumento terminerà il 10 marzo. Per la banca si tratterà dunque di tenere la rotta per almeno tre settimane. Non sarà semplice, con lo spread a 200 punti e le tensioni sulla tenuta dell’eurozona, nonostante lo scudo di difesa della Bce di Mario Draghi. In ogni caso il consorzio di garanzia delle banche — ben trenta — copre tutti i 13 miliardi. E gli analisti restano positivi: Banca Akros fissa un prezzo-obiettivo di 18,8 euro, Equita di 16,4 euro.

La parola è ai soci: senza sottoscrizioni, la diluizione sarà di oltre il 70%. Le previsioni sono di un rimescolamento generale. In testa compaiono i grandi fondi internazionali: Capital Research ha il 6,7%, BlackRock il 5%. Tra i soci stabili, il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, dovrebbe sottoscrivere l’intera sua quota del 5%. Tra le fondazioni italiane Cariverona seguirà per il 70% della quota (211,6 milioni per fermarsi all’1,8%), Crt valuta di seguire per l’intero 2,2% mentre le fondazioni di Modena e Bologna si diluiranno, sciogliendo Carimonte Holding. Tra i privati si attendono le mosse di Leonardo Del Vecchio (1,7%) e Francesco Gaetano Caltagirone (circa 1%). Il resto lo farà il mercato, che chiedeva da tempo un intervento drastico. In sei mesi il ceo Jean Pierre Mustier ha varato un piano industriale che ribalta il bilancio di Unicredit: 20 miliardi di rafforzamento patrimoniale, 7 dei quali dalle Pioneer e di quote di Fineco e Pekao, per coprire oltre 12 miliardi di svalutazioni, in gran parte legate a quasi 18 miliardi di crediti in sofferenza da cedere. Giovedì il board sui conti 2016, chiusi con 11,8 miliardi di rosso.

Fabrizio Massaro

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