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UniCredit, l’utile sale a 907 milioni

Il contesto macroeconomico e regolatorio, soprattutto vista «l’elevata pressione sui tassi», resta sfidante. Forse anche più di quello che si immaginava anche solo a dicembre, quando UniCredit ha presentato la sua strategia al 2019 pur ispirata a scenari conservativi. Tuttavia, almeno per ora, gli obiettivi non cambiano: dai 10,2 miliardi di contributi del margine d’interesse attesi già nel 2017, il numero su cui il mercato rimane più scettico, alla politica di remunerazione dei soci: «Il payout sarà al 20% nel 2018 sulla base dei risultati 2017 e poi ancora al 20% nel 2019», ha detto ieri Jean Pierre Mustier presentando i conti del primo trimestre. «Poi vedremo cosa fare sul payout in base a Basilea 4», ha aggiunto, ricordando che «su di noi stimiamo un impatto di circa 150 punti base, in parte compensato» da altre evoluzioni. Risultato: almeno per ora «non ci sono evoluzioni del payout da prevedere almeno per il 2018 e il 2019».
Dichiarazioni, queste, che ieri hanno ulteriormente confortato il mercato, dove il titolo è arrivato a sfiorare i 17 euro (+5% il picco di seduta), il massimo da fine aprile 2016. Cioè da quando, un anno fa, si apriva la fase di crisi che in luglio avrebbe portato alla scelta dello stesso Mustier come nuovo consigliere delegato. Sembra passata un’epoca: nuovo capoazienda, aumento da 13 miliardi in porto (e Cet1 ratio all’11,45%), maxi-pulizie sui crediti deteriorati, nuovo piano industriale. Che, stando a Mustier, inizia a dare i primi risultati: l’utile netto del primo trimestre annunciato ieri, pari a 907 milioni, è in rialzo del 40% sullo stesso periodo del 2016 e migliore delle attese degli analisti, che si fermavano poco oltre i 600 milioni. Numeri che Mustier definisce «promettenti», dietro ai quali c’è anzitutto il balzo delle commissioni nette (1,48 miliardi, il 4,5% in più del 2016) e dei ricavi da negoziazione, balzati a 590 milioni (+75,1%) «grazie alle rilevanti attività effettuate con la clientela», in un trimestre che ha visto UniCredit agire a fianco di Deutsche Bank nell’aumento da 8 miliardi e di Volkswagen per una maxi emissione di pari volume.
Operazioni che aiutano a portare fieno in cascina e che per Mustier «confermano la forza di UniCredit come banca commerciale paneuropea semplice e con il business del Corporate & investment banking ormai completamente integrato». A quota 2,56 miliardi il margine d’interesse del trimestre: in calo del 2,5% sullo stesso periodo del 2016, in rialzo del 6,2% sull’ultimo trimestre 2016, grazie ai 38 punti base di beneficio dei fondi Bce ottenuti alle aste Tltro e nonostante un Euribor a tre mesi che tra gennaio e marzo si è mediamente posizionato a -0,33%.
Tra gli impegni del ceo c’era quello di fornire maggiore visibilità al mercato delle performance di ogni singola area di business: è così che i 907 milioni di utile netto vedono anzitutto il contributo del Cib (364 milioni), davanti al Centro est Europa (336 milioni) e alla rete commerciale italiana (317 milioni). Sull’ultima riga del bilancio si fa sentire l’effetto della riduzione delle rettifiche sui crediti (670 milioni, l’11,8% in meno del primo trimestre 2016) e soprattutto dei costi (-3% su base annua a 2,88 miliardi): tra gennaio e marzo ha visto ad esempio chiudere 74 filiali e uscire 1.900 addetti, quasi un terzo degli esodi previsti nell’arco del triennio.
I crediti deteriorati lordi scendono dai 56,3 miliardi di fine 2016 ai 55,3 del 31 marzo. «Al fine accelerare il processo di de-leveraging della divisione Non-Core – si legge nella nota della banca – il cda ha approvato in aprile un piano operativo di trasformazione delle esposizioni deteriorate, in linea con le linee guida della Bce in materia di esposizioni deteriorate pubblicate a marzo 2017: a completamento di tali iniziative è stata creata una nuova unità avente come responsabile TJ Lim, che ricoprirà questo ruolo in aggiunta a quello attuale di deputy cro».
Nella conversazione con gli analisti, Mustier ha accennato anche a Mediobanca, alla vigilia della scadenza del patto di sindacato: «Gli azionisti dovranno incontrarsi e discutere, non anticiperò nessuna conclusione e quindi non commenterò oltre», ha dichiarato ieri il manager francese. Più volte in tempi recenti ha definito Piazzetta Cuccia «parte della famiglia, è un po’ la nostra quindicesima banca», ma a quanto trapela da Piazza Gae Aulenti il sostegno alla partecipata (e al suo vertice) sarà vagliato in base alle future scelte strategiche.

Marco Ferrando

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