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Unicredit fa l’utile con l’Est Europa Mustier: no fusioni

MILANO — Unicredit archivia un terzo trimestre in ripresa, con utili per 680 milioni, il doppio delle attese medie: anche se arriva molto dall’attività di banca d’investimento (394 milioni) e Centro Est Europa (294 milioni), sempre meno dalla banca commerciale in Italia (97 milioni, -70%).
Nel presentare i conti il capoazienda Jean Pierre Mustier sembra chiudere il capitolo fusioni, puntando più di prima sulla distribuzione di utili. «Preferiamo trasformare la banca che integrarla – ha detto – , e vogliamo usare l’eccesso di capitale per supportare l’economia e restituirlo ai soci quando il regolatore lo permetterà, e ho fiducia sia presto. La risposta sulla strategia non cambia di un centimetro». Il banchiere, nel ribadire che metà degli utili a partire dagli attuali andrà ai soci (30% in cedole, 20% in acquisti di azioni) ha glissato sull’ipotesi che la nomina di Pier Carlo Padoan – al primo cda da consigliere dopo avere formalizzato le dimissioni da deputato Pd – favorisca le nozze con Mps: «Io e i manager siamo deliziati di accogliere il presidente designato: la sua esperienza in Italia e fuori è un grande valore aggiunto». Mustier ha anche allontanato l’idea di scissione delle attività estere, che per più osservatori potrebbe, da ultimo, agevolare fusioni oltreconfine. Il progetto di una “subholding” «era stato pensato più di un anno fa per ottimizzare il costo della raccolta e la nostra struttura – ha detto – . Nel nuovo contesto macro con condizioni di politica monetaria più favorevoli non è necessario, non c’è ragione di metterlo in atto. Il progetto rimane un progetto». Vero è che da metà 2019 il rischio Italia si sia più che dimezzato, grazie agli acquisti di Btp della Bce: ma risulta che ai colloqui con il Tesoro, che da luglio prova a convincere Mustier ad acquistare Mps, la scissione era parsa una contropartita; specie in caso di quotazione della sua maggioranza all’estero. Unicredit ha sempre parlato di subholding «italiana e non quotata »: ma rinviarla toglie un’arma a chi spera in strategie meno solitarie. In Borsa l’azione, dopo un avvio positivo e poi un calo, ha chiuso in rialzo dello 0,17%, con l’indice Stoxx banche +0,61%. Gli operatori, convergenti, hanno apprezzato gli utili da negoziazioni titoli (+27,7% dal trimestre 2019), la commissioni in relativa tenuta (-6,4%) e il rigore sui costi (-1,5%), mentre non è piaciuto il -8,6% sul margine d’interesse, frutto anche di un calo del 2,4% dei crediti erogati. Meno crediti, riserve non eccessive sui prestiti (741 milioni contro 1,117 milioni stimati dagli operatori in media) e più utili hanno rialzato gli indicatori patrimoniali ben oltre le attese, con un Cet1 al 14,4%, 56 punti base più che a giugno.
Anche Banco Bpm, ieri, ha reso noto un utile trimestrale oltre le attese: 157 milioni, il doppio delle stime e +60% da un anno prima. L’ad Giuseppe Castagna non ha voluto commentare le voci di colloqui con il Crédit Agricole per una fusione, dicendo: «Siamo aperti a discussioni con chiunque abbia un progetto di banca forte in Italia». Ma ha aggiunto: «Il Covid non aiuta, perché è difficile avere contatti».

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