Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit: L’Italia conta di più Forbici su Austria e Germania Genova, Milano e il conforto (mancato) della Borsa

I primi sei mesi del 2015 hanno permesso a Unicredit di chiudere il bilancio semestrale con un utile netto superiore al miliardo di euro. Ma il segno più evidente del primo semestre è l’aver riportato l’Italia al centro del business del gruppo. Dopo che per anni era soprattutto l’Est Europa a dare il maggior contributo agli utili del gruppo oggi è il mercato domestico che, con i primi segnali di ripresa, ritorna in primo piano in Unicredit. 
Nel corridoi ai piani alti del grattacielo milanese, quartier generale della prima banca italiana, si pone invece l’accento su altri aspetti dell’attività futura, anzitutto l’«opportuna e severa revisione dei costi» nella quale si sta impegnando il management guidato da Federico Ghizzoni.
Oltre confine
Se l’Italia ha già posto sotto osservazione l’organizzazione territoriale riducendo e tagliando una parte dei costi esistenti, oggi tocca a Germania e Austria, due delle principali province dell’impero Unicredit. Saranno proprio la tedesca Hvb assieme a Bank Austria a confrontarsi sul terreno della semplificazione amministrativa. L’avvento del regolatore unico europeo, lo scorso 4 novembre, ha reso superflue e duplici tutta una serie di attività finora dislocate nei vari paesi, dalla compliance al legal , fino alle risorse umane. L’idea su cui sta lavorando il top management di Unicredit è quella di accentrare i centri decisionali delle varie funzioni, lasciando a livello territoriale presidi locali.
Cambiamenti
Anche questa azione sui costi contribuisce a mutare il volto del gruppo. Unicredit infatti negli anni scorsi ricavava dai territori lontani dalla sede — e in particolar modo dall’Est Europa — la parte più consistente degli utili del gruppo, mentre l’Italia anche a causa della congiuntura economica cresceva poco e costava molto. Oggi non è più così. La maggior parte degli utili di Unicredit sono prodotti proprio nella Penisola e questo riporta centrale il ruolo dell’Italia nelle proiezioni future della banca. Il risultato è stato ottenuto in forza di un intervento sui costi (riduzione del personale, accorpamento e chiusura di diverse agenzie), ma anche grazie a due fattori esogeni: la riduzione del costo del rischio-Paese e l’erogazione del prestito Tltro. L’importo totale del Targeted Long Term Refinancing Operation ottenuto da Unicredit ammonta a 18 miliardi di euro. Di questi 15,15 miliardi sono stati ottenuti dall’Italia e interamente destinati ad aziende di livello corporate o pmi, mentre 2,6 miliardi sono finiti in Austria, 148 milioni tra la repubblica Ceca e la Slovacchia e 78 milioni in Slovenia. L’iniezione di liquidità ha certamente agevolato la quotidianità operativa delle aziende italiane, come pure segnali significativamente positivi arrivano dalla ripresa dei mutui casa, accelerati dalle iniziative integrate nel settore. Tutto questo porta a una prospettiva diversa per Unicredit. Anche se le misure per contenere i costi andranno nuovamente esaminate.
Aggiornamento
A novembre è previsto un aggiornamento del Piano industriale in essere e quello potrebbe essere il momento più delicato. C’è chi ha fissato in diecimila dipendenti il prezzo da pagare alla produttività sostenibile del gruppo. Quanti di questi saranno in Italia? Difficile a dirsi. Probabilmente più di quanti sono stati indicati a suo tempo nel piano, ma è vero anche che l’Italia, come detto, è più avanti di Germania e Austria nella revisione strategica delle proprie strutture operative e per quanto riguarda il capitolo dei costi fissi. Su queste voci del piano industriale il top management sta lavorando proprio in questi giorni e l’unica cosa che trapela, per ora, è che i vecchi corporate center che caratterizzavano l’Unicredit un po’ macrocefala di qualche stagione fa hanno definitivamente fatto il loro tempo. Rispetto al passato in casa Unicredit è anche sceso il livello delle sofferenze. Fatto 100 il punto di partenza al dicembre 2012, la media delle banche italiane (dato Abi) è salita al giugno scorso a quota 155, mentre Unicredit si ferma a 138, facendo quindi nettamente meglio del sistema. Inoltre, segnali importanti vengono dal Corporate e Investment banking. Nel mercato dei bond e loans (primo semestre 2015), Unicredit è terza per volumi in Europa, con 47,2 miliardi, unica banca italiana tra le prime dieci.
Rimane il capitolo della solidità patrimoniale, al centro delle osservazioni di alcuni analisti finanziari internazionali. Al riguardo, Ghizzoni si dice fiducioso «di poter migliorare i coefficienti patrimoniali oltre i livelli attuali, grazie a una generazione di capitale organica. Abbiamo annunciato il piano industriale nel marzo 2014 e il target da raggiungere per il 2016 era del 10 per cento. Ora siamo già molto al di sopra di quel livello e questo malgrado l’elevata volatilità registrata in alcuni trimestri da allora». Quale sarà il livello di capitale necessario in futuro non è chiaro, dipenderà dalle decisioni della Bce e dall’esito dello Srep, che Francoforte renderà noto entro la fine dell’anno.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa