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UniCredit, l’aumento sul tavolo dei soci

Dopo il balzo, la caduta. Martedì, mentre Jean Pierre Mustier presentava premesse, numeri e obiettivi del nuovo piano UniCredit, il titolo correva a Piazza affari per chiudere con un insolito +15,9 per cento. Ieri, il ritracciamento: -6,41% a quota 2,63 euro. Un movimento che si spiega, stando alle indicazioni raccolte da Il Sole 24 Ore, in parte con le fisiologiche ricoperture post-rimbalzo, e in parte con una lettura più attenta della grande revisione strategica impostata dal manager francese, o meglio ancora del contesto in cui si pone.
La terapia piace. Con le sue previsioni conservative quanto alla situazione di mercato e alle performance considerate alla portata del gruppo, con la sua azione determinata sui due punti deboli di tutte le banche, e in particolare quelle italiane: i crediti deteriorati e la sovracapacità produttiva (organico sovradimensionato, troppe filiali, troppe spese di struttura), spesso eredità delle operazioni del passato. Ma proprio la portata della manovra, osservavano ieri alcuni analisti, suona anche come una conferma della criticità della situazione attuale, per UniCredit e non solo: i 12,2 miliardi di poste straordinarie nel trimestre in corso, gli 8,1 miliardi di svalutazioni sugli Npl, i 13 miliardi di capitale fresco necessari per riportare il Cet1 di gruppo al 12,5% dopo aver liquidato i conti con il passato, danno la misura di quanto sia alta la posta in palio. E così si spiega la maggiore prudenza con cui si è mosso ieri il mercato sul titolo di Piazza Gae Aulenti.
In banca, però, sembra ancora prevalere la soddisfazione per l’immediata reazione delle borse alla presentazione del piano: non a caso, ieri è scattato un collocamento lampo di 500 milioni di strumenti Additional Tier 1, una decisione presa «dopo la risposta positiva del mercato al piano strategico 2016-2019», ha detto Piazza Gae Aulenti in una nota. «Da martedì chi compra UniCredit di fatto si prenota un posto per l’aumento», ragionava ieri un banker della City. In effetti l’aumento illustrato da Mustier sarà con diritto d’opzione, dunque la precedenza sarà per chi è dentro il capitale: interessante, in quest’ottica, sarà osservare eventuali movimenti nell’azionariato della banca, dopo il recente ingresso favorito dallo stesso Mustier di Capital Research con oltre il 6%.
Mustier, che ieri è rimasto a Londra per incontrare alcuni fondi, farà la sua parte con un investimento personale di due milioni. Per quanto riguarda i soci attuali, nonostante una taglia che per qualcuno in particolare equivale al rischio concreto di emarginazione, si valuterà nelle prossime settimane come muoversi: «Da un punto di vista tecnico, della banca, il piano è perfetto», ha detto ieri a Radiocor il presidente di Fondazione CariVerona, Alessandro Mazzucco. Certo è che per l’ente, primo socio italiano con il 2,73%, l’aumento sarà «oneroso», ha detto ieri il presidente: in concreto fanno 345 milioni per salvaguardare la quota, che Verona potrebbe investire ma non a tutti i costi. E lo stesso vale per CrTorino e le emiliane di Carimonte: i soldi in cassa per difendere le quote ci sono, ma sono tanti e con l’accordo Acri-Mef che vieta il ricorso ai derivati proteggersi non è facile. Spiragli anche da Aabar, più incerta la situazione dei soci privati, da Del Vecchio a Caltagirone, per i quali non si esclude una gestione più dinamica della partecipazione.
Certo l’adesione all’aumento, soprattutto per alcuni (Verona in testa), si aggancia a quello della governance. Mustier, ieri a Il Sole, ha spiegato la necessità di alleggerire consiglio e vicepresidenze dal 2018 «per allinearsi ai competitor internazionali», ma il tema è di spettanza del consiglio, e in particolare della commissione governance presieduta da Luca Cordero di Montezemolo. Le prime valutazioni sulla revisione, o anche solo su un rimpasto, si faranno nei mesi prossimi, quando l’aumento svelerà il nuovo azionariato di UniCredit.

Marco Ferrando

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