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In Unicredit la sfida per il nuovo consiglio

Sulla carta è stata una riunione “informale” — durata quasi quattro ore — per mettere a punto gli aspetti tecnici del meccanismo di selezione della lista dei nuovi consiglieri Unicredit che verrà proposta dal cda uscente. Preceduta da indiscrezioni che parlavano di un consiglio straordinario, poi rettificate da fonti finanziarie in corso di giornata come riunione di consiglieri: la banca non ha fatto comunicazioni ufficiali su nessun aspetto.
Nella sostanza resta un incontro a distanza, dati i tempi, molto poco usuale, convocato dall’oggi al domani e per di più di domenica. Non è la prima volta che accade, sembra, complice la pandemia. Ma un po’ di meraviglia resta. Anche perché la scadenza è ancora lontana — l’assemblea di approvazione del bilancio — e il cercatore di teste che si occuperà del processo, Spencer Stuart, è più che rodato, in quanto da tempo svolge questo ruolo per Unicredit, da ultimo con la cooptazione di Pier Carlo Padoan nel consiglio. L’ex ministro del Tesoro è in attesa di diventare presidente al posto di Cesare Bisoni, che da tempo ha dichiarato di non essere disponibile ad un nuovo mandato, dopo essere subentrato nella carica alla morte di Fabrizio Saccomanni.
Certo, dettagli da mettere a punto ce ne sono, in vista della riunione formale di mercoledì, quando il Comitato nomine avvierà il percorso che porterà al rinnovo del consiglio di amministrazione, tutto in scadenza. Ma resta il fatto che le voci che da tempo si rincorrono sulla scarsa sintonia che ci sarebbe tra Jean Pierre Mustier e almeno una parte dei consiglieri hanno avuto buon gioco nel circolare durante tutta la giornata festiva. Compreso il toto-candidati alternativi a Mustier (non solo banchieri).
In realtà non è nemmeno sicuro che lo stesso Mustier abbia voglia di restare un altro triennio alla guida di Unicredit: il suo profilo internazionale (è stato a lungo in Société Générale) potrebbe riportarlo fuori dai confini dell’Italia e secondo molti periodicamente il top manager torna a pensarci. Altrettanto diffusa è la vulgata secondo cui Mustier non sia più in totale sintonia con una parte del consiglio. Anche perché la pressione per realizzare un’operazione di aggregazione, dopo le mosse di Intesa su Ubi, è molto forte ma Mustier ha più volte detto che la crescita di Unicredit non passa per un M&A.
Queste operazioni però vanno smentite fino al momento prima di averle fatte. Per cui è possibile che ieri l’incontro sia servito anche a fare il punto — per quanto informale — sulle strategie prossime future della banca. Non è escluso che ci sia stato un passaggio anche sul progetto di scissione della banca, con la costituzione di una sub-holding con le attività estere. Un disegno che potrebbe persino essere propedeutico, o comunque non in contrasto, con una fusione in Italia. Il nodo-Montepaschi è sempre lì che incombe, su Unicredit come su tutto il sistema bancario; un problema che anche sul fronte politico rappresenta un bel grattacapo. Di sicuro al riluttante Mustier le tentazioni dei 5 Stelle di mettere un tetto alle tassa diff erite utilizzabili in caso di fusione (un massimo di 500 milioni invece dei 2,5 che porterebbe in dote il Montepaschi) funzionano come sale sulle ferite. Ma l’impressione è che la partita sia ancora tutta da giocare.
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