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Unicredit la ripartenza sotto il tricolore

L’Italia al centro. Nella complessa geografia del gruppo Unicredit – una presenza commerciale diretta in 16 paesi stranieri, dove operano 156 mila dipendenti – il mercato domestico è tornato nel 2015 a essere centrale nella produzione di utili, ricchezza, presenza strategica. Su un utile di gruppo che ha toccato gli 1,7 miliardi di euro, l’Italia ha partecipato per 1,552 miliardi, al netto delle partecipazioni in Fineco, Pioneer, della divisione Cib e, in particolare, di due voci particolarmente onerose: i 485 milioni di euro derivanti dal piano esodi che si realizzerà fino al 2018 e i 129 milioni finiti a rafforzare il futuro delle quattro banche salvate a fine novembre dal governo.
Paradigmi
«Abbiamo invertito il paradigma – spiega Gabriele Piccini, country chairman per l’Italia di UniCredit – andando incontro alle esigenze della clientela, interpretando i loro problemi e declinando soluzioni sulla base delle aperture normative attuate dal governo. È il caso dei finanziamenti Capital light alle pmi, che con la garanzia pubblica richiedono un minor assorbimento di capitale alla banca, oppure le nuove formule legate al leasing abitativo, che offrono un vantaggio notevole per redditi inferiori ai 55 mila euro per l’acquisto della prima casa». Questa attenzione ha portato UniCredit ad incrementare, nell’ultimo biennio, i mutui casa del 64 per cento ogni anno, ma soprattutto di registrare un flusso netto di clienti di nuovi clienti di 130 mila unità nel 2015.
Sul fronte immobiliare UniCredit è stata la prima a muoversi in Italia con il progetto Subito casa, che ha portato la banca nel campo della consulenza immobiliare, supportando sia la parte retail che l’industria delle costruzioni, ben consci del fatto che se in Italia un terzo dei contratti sono surroghe sostitutive, in UniCredit la percentuale scende al 20 per cento, mentre il 38 per cento dei mutui portano nuovi clienti.
Segnali
«È il segnale che il mercato ha percepito la forza innovativa della nostra offerta – spiega Piccini –, che oggi vuole anche interpretare le esigenze di chi, e rappresenta un terzo delle compravendite, vuole sostituire la sua prima casa sfruttando le nuove agevolazioni previste dalla legge di Stabilità».
Eppure il contesto non è agevole. Se le evidenti difficoltà di alcune banche minori hanno portato i grandi gruppi ad ottenere benefici – Unicredit ha visto incrementare del 6 per cento il valore dei propri depositi, per complessivi 8 miliardi di euro – il quadro di riferimento è ancora estremamente fragile: il pil cresce a percentuali da prefisso telefonico, gli Npl piombano i bilanci e soprattutto l’Euribor negativo mette a dura prova i margini finanziari. «Io sono profondamente ottimista – sottolinea Piccini – e sono convinto che il vero stress test le banche lo stiano sperimentando ogni giorno aprendo l’agenzia. Perché se riusciamo a fare profitti in un contesto tanto pesante, cosa accadrà nel momento in cui il nodo degli Npl verrà sciolto, il pil crescerà in modo più sostenuto e la ripresa sarà tangibile a tutti? Negli ultimi anni abbiamo messo a punto la macchina che già ora sta correndo più veloce dei concorrenti: siamo leader in Italia nel credito al consumo, nel 2015 abbiamo una raccolta netta gestita di 12 miliardi di euro, il cost income è sceso al 49 per cento, in calo di 26 punti base e abbiamo nettamente migliorato la qualità e la quantità del nostro portafoglio. Se in passato l’Italia faticava a tenere il passo degli altri mercati europei, oggi siamo uno dei principali motori del gruppo, con ricavi in crescita del 2 per cento, commissioni a +6 per cento e un profitto operativo lordo in crescita del 3 per cento. Dati che ci hanno portato ad oltre due miliardi di utile netto, non considerando le componenti straordinarie».
Multicanalità
Nel complesso Unicredit in Italia conta 40 mila dipendenti, circa 10 milioni di clienti (1 italiano su 6), e 3.200 agenzie. Proprio la rete agenziale è uno dei nodi dello sviluppo futuro: «Unicredit – conclude Piccini – vuole essere promotore di una fruizione dei servizi bancari che si basano sulla multicanalità. Non può esserci futuro senza un approccio che renda sempre accessibile la banca, soprattutto in un’epoca in cui la mobilità territoriale si accentua e le necessità di accesso ai servizi bancari si manifestano sempre più frequentemente al di fuori dei consueti orari d’ufficio. Solo la multicanalità può permetterci di mantenere vivo il rapporto con il cliente, che oggi ci considera particolarmente attrattivi, al punto che nello scorso mese di gennaio abbiamo acquisito 40 mila nuovi clienti».
L’ottimismo di Piccini cerca ora conferme macro economiche. Se il gruppo dimostra di saper far tesoro dei primi segnali di ripresa, la strada da fare rimane in salita. Soprattutto fino a quando non si uscirà dall’eccezionalità dell’Euribor negativo e la crescita economica non sarà più marcata.
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