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UniCredit, per la prima emissione in dollari ordini a quota 6 miliardi

UniCredit affronta il mercato del debito americano con una doppio bond in dollari nella sua prima uscita pubblica dopo l’impegnativa operazione di aumento di capitale e pulizia di bilancio.
E’ la prima volta dal 2007 che l’istituto italiano non emetteva in valuta statunitense sotto la forma della clausola 144A, un test ampiamente superato: le due obbligazioni per un ammontare complessivo di 2 miliardi di dollari hanno raccolto ordini per 6 miliardi. Il titolo con scadenza 5 anni da 1,25 miliardi di dollari è stato collocato con uno spread di 200 punti base e cedola al 3,75% mentre per quello a 10 anni da 750 milioni di dollari è statoa ssegnato un differenziale di 240 punti base e cedola al 4,625 per cento. I titoli – collocati in larga parte sul mercato americano e con diverso regolamento in Asia e in Europa – hanno rendimenti sotto la soglia del 5% e un rating pari a Baa1(Moody’s), BBB- (S&P), BBB+ (Fitch). Il collocamento è stato curato da UniCredit Bank AG, Citigroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Nomura e UBS come joint bookrunners.
UniCredit è uno dei pochi emittenti finanziari italiani ad avere fatto funding direttamente sul mercato in quanto le banche continuano ad approfittare dei finanziamenti della Bce attraverso il programma Tltro assorbito per 62 miliardi di euro dagli istituti italiani all’ultima asta. Lo scorso gennaio Intesa Sanpaolo aveva collocato un bond senior da un miliardo con una cedola all’1,375 per cento. Qualche giorno fa era stato il turno del Credito Valtellinese che per un bond subordinato T2 da 150 milioni ha pagato un rendimento superiore all’8 per cento. «Escludendo i big player, per le banche più piccole andare sul mercato è ancora molto costoso – ha commentato un trader -. Resta molta diffidenza verso gli istituti italiani specialmente per quelli poco assidui sul mercato del fixed income».
Diverso il caso di UniCredit la cui emissione di ieri è stato un test per capire come sarebbe stato recepito l’istituto dopo l’aumento di capitale. La scelta della valuta americana non è casuale per questa emissione strategica: la profondità del mercato statunitense ha garantito una domanda adeguata allo standing dell’emittente. Il test è stato ampiamente superato in vista dei futuri collocamenti fino a 80 miliardi di euro che la banca dovrà effettuare entro 2019 per ottemperare i parametri Tlac. Queste nuove obbligazioni rientrano del nuovo programma globale Mtn da 30 miliardi di dollari con cui la banca ha la possibilità di diversificare le fonti di finanziamento e di stabilire gradualmente una curva di riferimento in dollari, si legge in un comunicato.
Intanto, ieri Banco Bpm ha fatto sapere di avere prorogato fino al 19 aprile il periodo di adesione all’offerta di riacquisto del bond Banco Bpm serie 359 obbligazioni subordinate Lower Tier2.

Mara Monti

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