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Unicredit, la carica dei fondi Sono al 24%


di Sergio Bocconi

MILANO — Federico Ghizzoni lo aveva anticipato due settimane fa, presentando i dati trimestrali: a fine maggio verrà formalizzata la ristrutturazione dei cashes, i bond convertibili emessi per 3 miliardi e sottoscritti dai soci nel febbraio 2009. Il consiglio chiamato a questa delibera è dunque stato convocato per martedì 30. L’obiettivo è «renderli in linea con Basilea 3» e quindi «il rendimento va collegato al dividendo» . Il passaggio, sollecitato da Banca d’Italia, è importante. Perché il bond ristrutturato, aveva spiegato Ghizzoni, «avrà lo stesso valore del precedente e nessun impatto in termini di riduzione del core tier 1» , aumentato nel primo trimestre dell’anno di 49 punti base al 9,06%«grazie alla generazione di utile e al processo di ottimizzazione degli attivi ponderati per il rischio» . Tema sempre sotto i riflettori del mercato visto che, pur avendo l’istituto già fatto ricorso ai soci per complessivi 7 miliardi in due tranche fra cashes ed equity, ricorrono sempre le voci di un possibile nuovo aumento sempre in relazione alle nuove regole di Basilea 3. Ipotesi rispetto alle quali Ghizzoni da tempo risponde con coerenza che una ricapitalizzazione «attualmente non è necessaria, per il future occorre aspettare e valutare» . Unicredit resta comunque, con altre banche italiane, nel mirino delle agenzie di rating: Moody's ha annunciato ieri di aver messo sotto esame i giudizi A1 sul debito a lungo termine e sui depositi della controllata Bank Austria, come conseguenza di una stessa azione avviata sul rating di solidità finanziaria C della capogruppo. La notizia è stata diffusa dalle agenzie dopo la chiusura di Borsa, ma durante la seduta il titolo della banca ha accusato un calo del 2,87%a 1,52 euro. E anche per Unicredit nell’assemblea di aprile c’è stato l’exploit da «record date» , la riforma che consente agli investitori istituzionali di partecipare alle assemblee senza immobilizzare le azioni. I fondi sono intervenuti con il 24,08%del capitale attraverso 2.151 deleghe assegnate a un solo rappresentante. Peraltro erano assenti Aabar Luxembourg, che fa capo al fondo sovrano di Abu Dhabi e ha il 4,991%del capitale, e ovviamente gli azionisti libici (7,6%in totale fra Banca centrale di Libia e Lia). Sempre secondo i dati delle presenze all’assemblea, Cariverona ha depositato titoli per il 4,21%contro il 4,639%della volta precedente in seguito a «contenute operazioni di trading» . Fondazione Crt era presente con il 3,59%, Allianz con il 2,02%, gli azionisti austriaci con lo 0,7%, l’inglese Aviva con lo 0,43%, varie società della galassia Generali con lo 0,38%, e la Fondazione Cr Trieste con lo 0,32%, la famiglia Maramotti con partecipazioni per un complessivo 1,21%.

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