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Unicredit fa l ’apripista e per la crisi del virus accantona 900 milioni

MILANO — I primi effetti della crisi coronavirus cominciano a delinerarsi nei bilanci bancari. Come era già accaduto per i dividendi, la prima a muoversi è stata Unicredit: ha annunciato per il primo trimestre accantonamenti prudenziali supplementari per 900 milioni. Nel primo trimestre dello scorso anno erano stati 460 milioni, nell’ultimo del 2019 (il trimestre in genere più importante, da questo punto di vista) erano saliti a 1,6 miliardi. Il prossimo 6 maggio verranno resi noti i conti del primo trimestre 2020 dell’istituto: alcuni analisti si aspettano che il periodo si chiuda in rosso per 1,7 miliardi.
E le altre banche cosa faranno? È chiaro che ogni istituto deciderà le proprie politiche di bilancio in autonomia, ma è altrettanto evidente che il tema c’è, e non solo a livello nazionale. In un certo senso la linea è stata tracciata dalle banche Usa: i principali istituti hanno aumentato da quattro a cinque volte la media dei loro accantonamenti (con effetti sensibili sul conto economico); le banche spagnole ne stanno ragionando, per cercare una linea comune. Su tutti, il primo orientamento della Bce, a livello di indicazioni tecniche e non vincolanti, sembra piuttosto quello di non spingere nella direzione di accentuare gli elementi prociclici (per esempio nell’applicazione dei principi Ifrs9). Tecnicalità a parte, i corni del problema vedono da un lato la valutazione dell’impatto che la durissima recessione in arrivo avrà sulle imprese e dunque sulla loro capacità di restituire i prestiti, senza farli diventare sofferenze. Dall’altro si dovrà capire che impatto avranno le misure di sostegno al reddito e le tante iniziative che il governo sta mettendo in campo, per mitigarne gli effetti devastanti.
«Stiamo iniziando a pensare se fare qualcosa già nella trimestrale — ha spiegato ieri Alessandro Vandelli, amministratore delegato di Bper — ovviamente non possiamo far finta che non sia successo nulla ma è difficile avere una risposta completa e definitiva. Credo che anche la Bce dovrebbe dare più avanti un quadro di riferimento cui ispirarsi nella nostra attività, anche di accantonamenti; penso che questo sarà più visibile e completo nel secondo trimestre, anche se già nel primo trimestre credo che un pezzo di strada vada fatto ». Nessun segnale, per ora, dalle altre banche; ma è probabile che le misure annunciate da Unicredit — coerenti peraltro con le previsioni macro della banca, che ipotizza un calo del Pil 2020 nell’Eurozona del 13% — non siano seguite nella stessa draconiana misura dal resto del sistema: né da Intesa Sanpaolo, che pure avrebbe le spalle sufficientemente larghe per farlo in termini di Cet1, né dalle altre.
«La portata degli accantonamenti fatti da Unicredit non necessariamente sarà seguita dalle altre banche nel primo trimestre — ritiene Christian Carrese, analista del credito per Intermonte — del resto ci attendiamo un innalzamento dei crediti deteriorati a partire dal secondo semestre dell’anno ».

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