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UniCredit, inizia l’era Orcel: «Paneuropei ma radici in Italia»

Per Andrea Orcel si apre la nuova fase alla guida di UniCredit.E se è vero che l’ok degli azionisti c’è, è anche vero che ora iniziano le sfide. Il super-banchiere romano, 57 anni, ha ottenuto ieri l’approvazione da parte dell’assemblea insieme al resto della compagine dei candidati al board: la lista presentata dallo stesso Cda uscente e guidata da Pier Carlo Padoan, che da oggi è il nuovo presidente della banca, è stata votata dal 76,3% del capitale presente in assemblea, a sua volta pari al 60,47% del capitale sociale. Per Orcel, che si è detto «entusiasta» di essere nominato Ceo e «grato» per la fiducia accordatagli, UniCredit «è un’istituzione veramente paneuropea», le cui origini sono «saldamente radicate in Italia, il Paese dove sono nato». Il banchiere ha ringraziato Jean Pierre Mustier «per la sua gestione degli ultimi 5 anni» e Pier Carlo Padoan «per il suo costante sostegno nel processo che ha portato ad oggi. Non vedo l’ora di collaborare con lui». Parole in linea con quelle di Padoan, per cui «l’esperienza di Andrea è per diversi aspetti unica» e «la sua ampia capacità di gestione strategica» consentirà «una crescita sostenibile di lungo periodo per tutti i nostri stakeholder».

Se la nomina del Cda era scontata, meno lo era l’approvazione delle politiche di remunerazione della banca, e in particolare l’entry bonus – 5 milioni di euro in azioni, non legati a performance aziendali, che si sommano a 2,5 milioni di fisso –, tema questo finito nel mirino dei proxy advisor. In bilico fino all’ultimo, anche questa mozione tuttavia ha strappato l’approvazione dell’assemblea, che ha dato l’ok di misura con il 54% dei voti presenti.

Il passaggio è importante sia nella forma che nella sostanza. Simbolicamente, il voto favorevole è un viatico non banale per Orcel perché è stato ottenuto a fronte della posizione contraria dei proxy advisor Iss e Glass Lewis. Ciò significa che la credibilità e la fama di cui gode Orcel sul mercato, indiscutibili dato il suo track record e il passato ai vertici di colossi come Merrill Lynch e Ubs, agli occhi dell’azionariato rappresentano motivi più che sufficienti per dargli piena fiducia, anche a costo di pagarlo più della media del mercato. Non a caso l’esito del voto è considerato una vittoria in casa UniCredit, e un punto a favore della nuova strategia, della lista del Cda e del nuovo Ceo. L’ok dell’assemblea è prezioso peraltro anche nella sostanza, perché permette allo stesso Orcel di avere maggior spazio di movimento nel ridisegnare la prima linea, attirando quei talenti che la stessa banca ritiene fondamentali per la crescita del gruppo. In banca si dà per scontato che Orcel rimetterà mano all’intero organigramma (ieri Ranieri de Marchis ha lasciato l’incarico pro-tempore di dg per tornare a fare il co-Coo a tempo pieno) e nuovi arrivi sono attesi a breve.

D’altra parte è innegabile che la mozione sulla remunerazione sia passata per un soffio e che il voto sulla lista sia stato tutt’altro che plebiscitario. Il bonus non parametrato a obiettivi di performance non ha insomma trovato il gradimento di una parte dell’azionariato, che avrebbe sollevato un tema di sobrietà. Stessa sobrietà che da tempo auspica la stessa Vigilanza, che sin dallo scoppio della pandemia si è mostrata molto attenta sul tema e ha chiesto alle banche di adottare un «moderazione estrema» nella definizione della remunerazione variabile.

Provando ad andare però anche oltre l’aspetto economico, non è da escludere che una parte dell’azionariato abbia voluto interpretare questo voto come una sorta di referendum anche sul futuro della banca in sé e sulla sua capacità di muoversi e riguadagnare il terreno perduto con gli altri competitor italiani, a partire da Intesa Sanpaolo, ed europei. E abbia così lanciato un segnale di disagio. Ecco perchè per Orcel c’è una sfida nella sfida. Servirà anzitutto riaccendere il motore della banca, a partire dal versante commerciale e del Cib. Ma servirà anche consolidare la fiducia di tutti gli azionisti, definendo la rotta giusta anche in termini di redditività, tema che si intreccia con il nodo delle operazioni straordinarie, Mps in primis. Sfide che il nuovo Ceo dovrà ora raccogliere, dimostrando così sul terreno di essere all’altezza delle aspettative (elevate, va detto) di tutti gli stakeholder.

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