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UniCredit, inizia l’era Mustier: «Profonda revisione strategica»

Il gruppo cede il 10% di Fineco, «al lavoro» su Pioneer
Il capitale, la redditività, un’attenta disciplina dei costi e dei rischi. Partirà di qui, anzi di fatto è già partito, il lavoro di Jean Pierre Mustier, da oggi nuovo ceo di UniCredit. Il manager francese, nel gruppo fino a dicembre 2013 come capo del Cib, ieri ha ricevuto le deleghe nel corso di un cda che ha anche approvato «l’avvio di una profonda revisione della strategia», che – come ha spiegato il manager in un breve incontro con la stampa – punta a un’ambiziosa quadratura del cerchio: soddisfare regolatori e mercato alla voce capitale ma anche i soci alla voce dividendi. Servirà un nuovo piano industriale, atteso al più presto a novembre con i conti del terzo trimestre, forse un aumento (prima finestra buona potrebbe essere gennaio) ma soprattutto determinazione a cogliere tutte le occasioni che si presenteranno, anche prima del piano: così si spiega la decisione, presa ieri dal cda, di collocare sul mercato un altro 10% di Fineco, l’ultima decisione presa da Ghizzoni ma avallata dal successore.
L’arrivo di Mustier è coinciso con un’altra giornata non facile per UniCredit, che a Piazza affariha perso, in controtendenza con ibancari, il 2,89% a 1,85 euro, e dalFinancial Times si è vista tributare nuove considerazioni piuttosto allarmistiche.
In Piazza Gae Aulenti, però, si guarda al bicchiere mezzo pieno, cioè al fatto di aver trovato «un candidato esterno e allo stesso tempo interno, che soddisfa tutte le caratteristiche che cercavamo», ha sottolineato ieri il presidente, Giuseppe Vita. Che ha anche rivendicato i tempi non biblici per la scelta del nuovo ceo:?cinque settimane scarse da quando è stato conferito l’incarico ai consulenti di Egon Zehnder. Ora c’è da tenere il ritmo anche nella discontinuità operativa chiesta dai soci, e così si spiega la decisione del cda di avviare subito la revisione della strategia;?definiti i capisaldi («UniCredit ha fortissime radici in Italia che rendono le sue attività nel paese essenziali per il Gruppo, asset strategici quali Hvb, la Cee ed il Cib proseguiranno nel loro sviluppo»), nella nota diffusa ieri si sottolinea che «tutti gli asset, nessuno escluso, saranno soggetti alla stessa attenta e disciplinata gestione del capitale e sarà valutata ogni opportunità di generazione di valore incrementale, potenzialmente anche attraverso dismissioni».
L’alleggerimento di Fineco
In pratica, tutto potrà finire sul mercato. Come sta accadendo in queste ore per un altro 10% di Finecobank tramite un accelerated bookbuilding avviato ieri: secondo quanto si apprende, l’opzione era già stata presentata più volte in cda tra le tante ipotesi di rafforzamento interno del capitale, un novero che spaziava dalla cessione di Pekao a soluzioni meno impattanti, e ieri si è deciso di procedere con Fineco. Dopo l’Ipo, effettuata due anni fa a 3,5 euro, a UniCredit è rimasto in mano il 65% della banca multicanale: l’offerta, a una forchetta di prezzo compresa tra 5,3 e 5,4 euro (ieri il titolo ha chiuso a 5,75) per un ammontare complessivo di circa 325 milioni, genererà una plusvalenza pari a un beneficio di 7 punti base a livello di Common equity tier 1.
Pioneer e il capitale
Verrà anche definito un approccio più pro-attivo nella gestione del portafoglio non core (probabile che si acceleri rispetto al piano che prevede la cessione di Npl in capo alla bad bank interna), mentre si dovrà decidere una volta per tutte il futuro di Pioneer. La Brexit certo non aiuta la trattativa con Santander e i fondi destinata a creare un gigante da 400 miliardi di masse con sede proprio a Londra, ma – smentendo le voci di abbandono del progetto – ieri Mustier ha detto che «siamo al lavoro per trovare una soluzione». Se divorzio sarà, in sostanza, si scoprirà solo tra qualche mese. Così come tra qualche mese si saprà se il nuovo piano necessiterà di un aumento di capitale:?probabile ma non sicuro, vista la possibilità di ricorrere a misure alternative. In ogni caso, prima ancora di sciogliere il nodo ieri Mustier sa che un azionista di rilievo come Fondazione CariVerona non si tirerà indietro da un’eventuale chiamata alle armi: «Noi pensiamo che Unicredit abbia ancora molto da dire e che abbia una grande capacità di recupero», ha dichiarato ieri il presidente Alessandro Mazzucco in un’intervista a L’Arena di Verona.
Tornando alla revisione strategica, «sarà ad ampio raggio», ha assicurato ieri Mustier: «Adotteremo un approccio diversificato in base ai diversi asset, così da assicurare in futuro la massima creazione di valore per tutti gli stakeholder di UniCredit». «La nostra priorità assoluta è, e rimarrà, quella di servire l’ampia base di clientela di UniCredit con i nostri prodotti e servizi e fornire l’accesso alla nostra rete senza eguali in Europa occidentale e centro orientale», ha aggiunto il nuovo ceo:?«Siamo riconosciuti e apprezzati come grande banca internazionale, e continueremo a esserlo».

Marco Ferrando

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