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UniCredit incassa altri 1,1 miliardi dalla vendita della quota Fineco

UniCredit accelera. Dopo aver ceduto il 17% di FinecoBank lo scorso 8 maggio, la banca di piazza Gae Aulenti ha azzerato la partecipazione nell’istituto guidato da Alessandro Foti, vendendo sul mercato con un accelerated bookbuilding il residuale 18,3%. In poco più di due mesi, alienando il 35% di FinecoBank, UniCredit ha portato in cassa oltre 2,1 miliardi.

A maggio, quando venne annunciata l’intenzione di cedere l’intera partecipazione, UniCredit sottolineò l’esistenza di un lock-up, cioè di un vincolo temporale, della durata di 120 giorni sulla vendita della quota residua. Invece, con l’accordo di tutte le banche interessate dall’operazione, Jp Morgan, Ubs e UniCredit corporate and investment banking, Piazza Gae Aulenti ha superato quell’annuncio e 60 giorni dopo ha fatto il bis.

Sono stati collocati presso operatori istituzionali 111,6 milioni di titoli FinecoBank a 9,85 euro per azione, per un totale di 1.099 milioni. A maggio le azioni vendute vennero pagate 9,80 euro l’una, per un totale di poco superiore al miliardo. In entrambi i casi il prezzo ha incorporato uno sconto del 4,4% sull’ultimo prezzo di Borsa.

La cessione di quest’ultima tranche di Fineco permette a UniCredit di migliorare i ratio patrimoniali di ulteriori 30 punti base, confermando la volontà di raggiungere la parte superiore del buffer di 200-250 punti dell’indicatore di solidità patrimoniale Cet1 ratio entro il 2019. Ma l’accelerazione nei tempi di cessione e una parallela attività di ridisegno della mappa estera pone UniCredit ancora una volta, in pole position sul fronte delle possibili mosse di mercato.

La rete estera

La subholding tedesca controllata dalla spa italiana gestirebbe le attività all’estero

Secondo quanto è trapelato, UniCredit sta lavorando per organizzare tutte le sue attività estere sotto il controllo di una subholding basata in Germania e controllata al 100% dalla banca italiana. UniCredit non ha commentato, ma sotto la subholding finirebbero non solo le attività tedesche che fanno capo a Hvb, che ha sede a Monaco di Baviera, ma anche Bank Austria e le attività presenti in Russia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Bulgaria e Turchia.

Questo ridisegno dovrebbe permettere di smarcare in futuro la banca da una connotazione «eccessivamente» italiana, che nel recente passato è apparsa penalizzante soprattutto nei momenti di tensione sui mercati, con un possibile riflesso positivo sul costo del funding. In questo modo invece l’attività di provvista verrebbe svolta dalla subholding tedesca, garantendo al gruppo, che per pratica e vocazione si dice paneuropeo, un costo del denaro più competitivo e allineato a quello dei competitor.

Intanto l’attività ordinaria prosegue: ieri UniCredit ha firmato con il Fondo europeo per gli investimenti (Fei, parte del gruppo Bei) un accordo del valore di 50 milioni di euro, sostenuto dal piano Juncker. Il finanziamento è mirato alle microimprese e alle imprese di taglia intermedia con particolare riferimento alle donne imprenditrici, all’innovazione e al contrasto del cambiamento climatico.

L’accordo con Fei

Firmato con il Fei un accordo da 50 milioni dedicato alle microimprese

Stefano Righi

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