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Unicredit, il test degli azionisti

di Federico De Rosa

MILANO — Unicredit fa dietrofront su Pioneer. La società di asset management, per la quale erano state raccolte nei mesi scorsi manifestazioni di interesse, resterà sotto il cappello di Piazza Cordusio. La decisione è stata ufficializzata ieri al termine di una giornata ricca di appuntamenti per la banca milanese, che in vista del consiglio convocato per il 28 aprile e dell’assemblea che si terrà il giorno successivo, ha riunito i comitati interni. Mercoledì al board verrà illustrata la relazione della Vigilanza di Banca d’Italia sull’ispezione effettuata in Unicredit. Sull’esito non è filtrato nulla. Si è saputo, tuttavia, che la Banca d’Italia avrebbe chiesto un supplemento di informazioni sulla cessione a Poste Italiane di Mcc, da cui dovrebbe nascere la Banca del Mezzogiorno. La richiesta allunga i tempi per l’autorizzazione, che era attesa per fine marzo. Quella che si aprirà lunedì sarà una settimana importante per l’amministratore delegato Federico Ghizzoni. L’appuntamento con il consiglio, ma ancora di più con l’assemblea, la prima per Ghizzoni nella veste di amministratore delegato, potrebbero fare chiarezza sulle intenzioni della banca circa un eventuale di un rafforzamento patrimoniale. Sia il presidente Dieter Rampl sia Ghizzoni finora hanno smentito le ipotesi circolate sul mercato di un aumento di capitale allo studio. E’ anche vero che negli ultimi due anni e mezzo la banca milanese ha chiesto quasi 7 miliardi ai soci, e quindi potrebbe non essere così semplice far digerire alle Fondazioni un altro aumento di capitale. La scorsa settimana c’è stato un vertice tra Rampl e i presidenti delle Fondazioni Crt, Cariverona, Cassamarca, Banco di Sicilia. Vista la soluzione scelta da Intesa, Mps e Bpm, che hanno accompagnato l’annuncio di aumento di capitale con un nuovo piano strategico e la promessa di dividendi stabili, se non in crescita, anche Piazza Cordusio, nel caso, farebbe lo stesso. Ma c’è un altro tema che per Unicredit è cruciale, guardando alle strategie future: il ruolo dei soci libici. Bisognerà intanto vedere se qualcuno da Tripoli si presenterà giovedì in assemblea. Il problema, però, riguarda soprattutto la partecipazione all’eventuale ricapitalizzazione. La Libyan Investment Authority e la Central Bank of Libya, che hanno il 7,1%della banca, non possono sottoscriverlo avendo i beni congelati. Su questo tema, ha scritto il Financial Times, ci sarebbe stato un confronto in Banca d’Italia che avrebbe portato alla decisione di rinviare la riflessione sul nuovo piano e sull’eventuale aumento a dopo l’estate, sperando che per allora la situazione in Libia si sia chiarita.

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