Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit, il conto dei posti Abu Dhabi primo socio

di Fabrizio Massaro

MILANO — Il fondo sovrano di Abu Dhabi balza al primo posto tra i soci di Unicredit. Aabar è arrivato al 6,5% del capitale, a grande distanza dall'altra grande novità della ricapitalizzazione da 7,5 miliardi, gli americani di Capital Research, che alla fine sono sì cresciuti al 2,7% senza però confermare il livello del 5,4% raggiunto prima del rafforzamento patrimoniale. La soglia di Aabar è stata raggiunta lo scorso 14 febbraio attraverso l'esercizio di alcune opzioni di acquisto («call») che erano state assunte in riferimento all'aumento chiuso da Unicredit a fine gennaio. L'ultima comunicazione dava Aabar al 6% potenziale. Adesso le azioni le ha tutte in mano. E le farà pesare.
Che Abu Dhabi, già socio di Unicredit dal marzo 2009 attraverso la International petroleum investment company, volesse raggiungere la soglia del 6,5% era stato annunciato dal presidente di Aabar, Khadem al Qubaisi, in una nota ufficiale del 17 gennaio. «Intendiamo sostenere attivamente la società e il suo management nel futuro e rimanere uno degli azionisti più grandi. Crediamo nei fondamentali della banca e nella sua importanza per il contesto italiano ed europeo». La ricapitalizzazione aiuterà Unicredit a «navigare con successo in situazioni di mercato incerte come quelle attuali». In Europa Aabar è primo socio nel colosso tedesco Daimler e uno dei soci maggiori del gruppo minerario Glencore.
Il peso azionario potrebbe far ottenere agli emiratini una vicepresidenza di Unicredit all'assemblea di maggio, magari al posto dei soci libici, diluitisi a poco più del 4% tra Banca centrale e Lia. Non è tuttavia automatico che Aabar pretenda di entrare nel board: al contrario potrebbe alla fine preferire restare fuori e operare sulla banca come un investitore finanziario, sia pure strategico e di lungo termine. Secondo fonti vicine al dossier, la scelta dipenderà da come sarà definito l'assetto complessivo della governance e dai consiglieri espressi dagli altri soci. In sostanza il criterio indicato da Aabar sarà di muoversi nell'esclusivo di interesse della banca, dunque senza troppi cedimenti ai giochi di potere dei soci italiani. E tra le decisioni importanti, su cui sono in corso colloqui e confronti tra i grandi soci, c'è quella sul presidente: Dieter Rampl corre per la riconferma, ma nel fronte italiano dei soci c'è chi ipotizza anche soluzioni differenti.
Con gli aggiornamenti delle quote Unicredit si presenta sempre più come una public company, con gli americani complessivamente al 6% fra Capital Research e Blackrock, gli arabi all'11% circa, il fronte Fondazioni all'11-12%, e i soci italiani privati (Della valle, Caltagirone, Del Vecchio, Maramotti, De Agostini) attorno al 4%. Tra le fondazioni, la torinese Crt ha confermato di essere diventata primo socio italiano con il 3,85% superando Cariverona, che aveva annunciato la sua diluizione dal 4,2% al 3,5%.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Pasticcio di golden power alla parmigiana. La Consob ha sospeso, dal 22 gennaio e per massimi 15 gio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il progetto di integrazione di Stellantis prosegue a marcia spedita. Dopo la maxi cedola di 2,9 mili...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Entra nel vivo la stagione dei conti societari a Wall Street con la pubblicazione, tra oggi e domani...

Oggi sulla stampa