Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Unicredit, il consiglio sceglie Orcel. Arriva il banchiere delle fusioni

Unicredit si affida ad Andrea Orcel per il nuovo corso dopo Jean Pierre Mustier. La scelta del comitato nomine guidato da Stefano Micossi insieme con il presidente designato Pier Carlo Padoan, dopo due mesi dal passo indietro annunciato dal banchiere francese, è caduta sul 57enne banchiere romano trapiantato a Londra, uno tra i più importanti investment banker europei, già alla guida di Merrill Lynch, poi dal 2014 al 2018 presidente di Ubs Investment Bank e poi a un passo dal guidare Santander: poltrona sfumata nel 2019 per un violentissimo scontro sulla retribuzione con la banca spagnola — aveva chiesto 50 milioni — sfociato in una maxi-causa da 100 milioni che ora potrebbe essere ricomposta.

Questo pomeriggio il consiglio di Unicredit dovrebbe indicarlo come ceo nella futura lista che il board uscente presenterà entro il 25 marzo. Orcel non dovrebbe venire cooptato adesso ma in ogni caso lavorerà a fianco di Padoan all’individuazione dei futuri consiglieri. Nel frattempo studierà l’istituto di piazza Aulenti che pure, negli anni, ha contribuito a costruire come advisor delle operazioni più significative, come la fusione tra Unicredito e il Credito Italiano o quella tra Unicredit e Capitalia o l’espansione estera della banca allora guidata da Alessandro Profumo.

La scelta del board, sondati anche gli azionisti principali come le fondazioni Crt e CariVerona e Delfin (Leonardo Del Vecchio) oltre che i grandi fondi internazionali, è caduta su un banchiere dal profilo nettamente internazionale, con grande esperienza in istituzioni finanziarie importanti, di madre lingua italiana, e profonda conoscenza dei vari aspetti del business, anche se non è mai stato un banchiere commerciale, profilo nel quale rientravano gli altri due papabili Fabio Gallia e Flavio Valeri. Da questo punto di vista, Unicredit continua sulla scia di Jean Pierre Mustier, anch’egli un investment banker. Per questo motivo ieri la Borsa ha festeggiato con un rialzo del 4,4% nel giorno della crisi del governo, proprio perché si attende una spinta verso le fusioni, che invece Mustier aveva escluso puntando piuttosto a una separazione tra la parte italiana e tedesca (Hvb).

Orcel è chiamato a sfide complesse. L’esigenza principale sarà rilanciare Unicredit sotto il profilo commerciale. Gli analisti stimano una perdita annua di 2,3 miliardi, ed è da questo rosso che bisognerà ripartire. In particolare dovrà crescere in Italia per recuperare terreno nei confronti del gigante nazionale Intesa Sanpaolo. Bisognerà vedere quindi che linea prenderà Orcel nei confronti di Mps, la cui funzione è stata studiata da Unicredit con il Tesoro, anche con la predisposizione di una dote pubblica che arriverebbe a circa 6 miliardi di euro.

Il comitato

La selezione del comitato nomine presieduto da Stefano Micossi

Come si muoverà Unicredit su Siena sarà fondamentale per i destini di entrambe le banche. Nelle valutazioni di queste settimane i critici hanno evidenziato che fu proprio Orcel, quando era in Merrill Lynch, a gestire la vendita di Antonveneta dal Santander al Montepaschi, un’operazione da 9 miliardi cash rivelatasi esiziale per l’istituto senese. Soci rilevanti come Del Vecchio e le fondazioni hanno assunto, sia pure in maniera informale, una posizione non favorevole alla fusione con Mps. Ma la dote del Tesoro potrebbe rendere l’operazione neutrale dal punto di vista del patrimonio, che era la precondizione di Mustier per sedersi al tavolo del Tesoro.

Sarà interessante capire quale sarà il trattamento economico che Orcel, da abile negoziatore, avrà concordato. Secondo fonti a conoscenza del dossier, dovrebbe essere allineato agli standard di mercato e quindi più alto degli 1,2 milioni di euro di Mustier.

Più volte Orcel ha suscitato polemiche per i bonus milionari legati alle mega-operazioni da lui trattate: nel 2007 orchestrò lo spezzatino dell‘olandese Abn Amro, divisa tra Santander, la belga Fortis, la britannica Rbs, le ultime due finite in crisi e salvate dagli Stati. Orcel ottenne 38 milioni di dollari di bonus nel 2007 e altri 33,8 nel 2008. Anche per la sproporzione tra le commissioni e il crac di Rbs Orcel,«il Ronaldo dei banchieri», nel 2013 dovette scusarsi davanti al Parlamento di Londra, ammettendo che le banche erano diventate «troppo arroganti».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa