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Unicredit, il 5% ai russi di Pamplona

MILANO — Con una mossa a sorpresa il fondo russo con sede a Londra Pamplona capital management dichiara di avere il 5,01% di Unicredit e si pone direttamente nel gruppo di testa dei soci, subito dopo il fondo sovrano Aabar (di Abu Dhabi) al 6,5%, e sostanzialmente accanto ai di Banca centrale libica (3,6%) e Libyan investment authority (1,8%). La presenza del fondo nell’azionariato non era finora nota, essendo tenuta all’1,99% e dunque sotto la soglia del 2% che rende obbligatoria la comunicazione alla Consob. Con questi numeri l’istituto vede così rivoluzionato il fronte degli azionisti principali, con le Fondazioni italiane, attorno al 12%, che diventano minoranza rispetto ai soci esteri forti, che sono al 25%.
A guidare Pamplona, 6,5 miliardi di dollari di patrimonio in gestione, è il 53 enne banchiere Alexander Knaster, nato a Mosca, emigrato nel 1976 negli Stati Uniti (di cui ha preso la cittadinanza) e poi, secondo quanto riporta il sito di Forbes, rientrato in Russia dove a metà degli anni 90 è stato prima alla guida di Credit SuisseFirst Boston e poi amministratore delegato di Alpha Bank, che è tra gli investitori di Pamplona. Knaster è accreditato di un patrimonio personale di 1,4 miliardi di dollari (tra qui quote in Alpha Group) e siede fra l’altro nel board del colosso petrolifero anglo-russo Tnk-Bp.
Il veicolo usato per entrare in Unicredit è il fondo Pamplona Global Financial Institutions Fund, costituito nel 2011 con un miliardo di euro proprio per investire nelle istituzioni finanziarie. Piazza Cordusio è il primo investimento di questo tipo e di gran lunga il più importante: ai prezzi di ieri il 5% vale 750 milioni, praticamente il 75% del patrimonio del fondo. Evidentemente l’interesse è alto e gli stessi russi non lo negano: «La strategia del fondo è di investire a medio-lungo termine in istituzioni finanziarie mondiali che sono leader nei rispettivi mercati di riferimento e che siano ben posizionate per poter ulteriormente consolidare la propria posizione nella imminente ristrutturazione del settore bancario europeo». Soprattutto se si tratta di soggetti «sottovalutati», come è Unicredit, che appena sei mesi fa ha concluso un aumento di capitale da 7,5 miliardi e oggi vale appena 14,7 miliardi.
Bisognerà ora vedere se e quanto il fondo vorrà incidere nelle strategie della banca. Non pare che i nuovi soci possano chiedere posti in consiglio, che è stato appena rinnovato con la presidenza affidata a Giuseppe Vita. Certo è che anche il ritorno sulla scena della Libia, che con il presidente del Lia Mohsen Derregia ha manifestato interesse a rappresentanza nel board, ha riacceso i fari sulla governance della banca. A differenza delle enormi polemiche scoppiate nel 2010 quando i libici incrementarono la loro quota fino al 7,5% e che portarono alla defenestrazione dell’amministratore delegato Alessandro Profumo, ieri non si sono viste levate di scudi. «Hanno ritenuto il gruppo molto serio e hanno fatto l’investimento. Mi sembra un fatto importante», ha commentato a caldo Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Sicilia. Anche dalla banca guidata da Federico Ghizzoni, pur senza commenti ufficiali, filtra la lettura che si tratti di una mossa amichevole. Peraltro i gestori del fondo Pamplona ieri hanno dichiarato di credere che «il management team di UniCredit possa orientarsi con successo nella crisi europea per rafforzare ulteriormente la posizione della banca».
Tuttavia per cautelarsi dalle oscillazioni al ribasso del prezzo delle azioni, Pamplona ha scalato Unicredit con una complessa operazione con derivati finita anche sotto scrutinio della Consob, che ha chiesto che ne venissero resi noti i dettagli. L’acquisto del 3% è stato in gran parte finanziato da Deutsche Bank, che «ha venduto a Pamplona opzioni di vendita e ha acquistato da Pamplona opzioni di acquisto» sull’intero 5% intestato al veicolo Pgff Luxembourg sarl (che materialmente possiede le azioni). Il colosso tedesco ha comunque chiarito in una nota che «in nessun caso nell’esecuzione dell’operazione, Deutsche Bank acquisterà e manterrà azioni UniCredit» anche nel caso in cui Pamplona decidesse di rimborsare la banca consegnando le azioni.

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