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Unicredit, Ghizzoni scopre i conti

MILANO Il ritorno delle voci su un rimpasto imminente nella governance di Unicredit — rilanciate ieri dal Financial Times — hanno riacceso i riflettori sul colosso guidato da Federico Ghizzoni alla vigilia dei conti oggi in discussione al consiglio. Sarà una trimestrale importante: oltre ad aggiornare sulla salute operativa della banca — ieri 2,99 euro in Borsa, -2,35% — servirà per fare il punto sul piano strategico dello scorso novembre ma anche per chiudere la questione relativa all’aumento di capitale di Popolare di Vicenza e alla garanzia assunta dal fondo Atlante al posto di Unicredit. Il consensus degli analisti è di un utile di 379 milioni (in calo dai 512 milioni del primo trimestre 2015) ma all’interno di una forchetta che va da un minimo di 202 a un massimo di 756 milioni. L’ampiezza di stime è legata ai costi che la banca deciderà di spesare nel primo trimestre, a cominciare dall’avvio della ristrutturazione delle attività in Austria. Circa PopVicenza, è possibile che Ghizzoni torni sul tema nonostante non sia all’ordine del giorno per chiarire che la banca aveva tutti gli appigli legali per uscire dalla garanzia e che dunque la nascita di Atlante è derivata da un’esigenza di sistema, non della sola Unicredit. Ma qualche consigliere potrebbe tornare sul tema della bassa patrimonializzazione, messa in tensione dal rischio, poi evitato, di portarsi sui libri la PopVi — e quindi della necessità di un suo rafforzamento — nonché sul calo del titolo del 40% da inizio anno. Secondo l’ Ft , alcuni soci vorrebbero un nuovo ceo. Tra i papabili, Andrea Orcel, di Ubs, e Antonio Horta-Osorio, ceo di Lloyds Bank «Tutto tranquillo» sulla governance, ha risposto ieri il presidente Giuseppe Vita a margine dell’assemblea Consob.

Ieri è stata un’altra giornata nera per le banche, soprattutto per il Banco Popolare (-8,75%) in attesa del consiglio di oggi deve varare l’aumento da 1 miliardo e votare i conti del trimestre, visti in deciso calo dai 208 milioni del 2015. Circa la struttura dell’aumento, ha detto il ceo Pierfrancesco Saviotti, «c’è un orientamento per farlo one shot e niente convertendo». L’operazione dovrebbe essere tutta in diritto d’opzione. Intanto è slittato di una settimana, per motivi tecnici, l’aumento da 1 miliardo di Veneto Banca.

Fabrizio Massaro

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