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Unicredit, Ghizzoni e Profumo sotto inchiesta per il crac Divania

Il veleno dei derivati torna a coinvolgere Alessandro Profumo e altri manager di Unicredit; compreso Federico Ghizzoni, che all’epoca dei fatti (dal 2000 al 2005) aveva incarichi all’estero ma, secondo l’accusa, non avrebbe adempiuto alla diffida di restituzione delle somme sottratte, chieste dal patron di Divania nell’aprile 2011.

La vicenda, sul numero dell’ Espressoin edicola, riguarda il crac appunto di Divania, la società pugliese che produceva divani e che, fino a pochi anni fa, dava lavoro a 430 persone e che proprio a causa dei derivati sarebbe andata prima in dissesto e poi in fallimento. La notizia del giorno è che il pm di Bari, Isabella Ginefra, ha notificato la chiusura delle indagini preliminari a 16 tra manager e funzionari di Unicredit. Per quattro di loro viene contestato il reato di estorsione. Gli altri (Profumo compreso, ora ad di Mps) sono accusati di concorso in bancarotta fraudolenta. Sul crac di Divania esiste anche un’altra indagine, ora in fase di udienza preliminare, che vede imputate 18 persone, vertici nazionali e territoriali di Unicredit Banca d’Impresa, per truffa aggravata, appropriazione indebita ed estorsione.
Ieri la banca ha ribadito «la correttezza del proprio operato, di quello di ex esponenti e propri dipendenti ed è convinta che ciò potrà emergere dal vaglio delle sedi giudiziarie», aggiungendo cheper quanto riguarda Ghizzoni «all’epoca dei fatti ricopriva altri incarichi all’estero e quindi in nessun modo può essere coinvolto in questa vicenda».
Stando alle ricostruzioni l’industriale barese, Francesco Parisi, sarebbe stato indotto a sottoscrivere prodotti derivati che lo esponevano «a rischi illimitati» e che poi si sono conclusi con perdite per 15 milioni di euro, mentre erano state prospettati come contratti a costo zero e non come «combinazioni di contratti di opzione » il cui esito, alla fine, è stato quello di mandare prima in dissesto e poi in fallimento la società.
Sempre ieri Unicredit ha emesso un bond ibrido perpetuo (richiamabile dopo 10 anni), con tasso 8%, per 1,25 miliardi di dollari. L’emissione, la prima in Italia di questo genere, contribuirà a rafforzare il patrimonio e tecnicamente viene computata Additional Tier 1: in caso di difficoltà molto forti (se il Common equity tier 1 scende sotto il 5,125%, mentre ora è al doppio) il valore nominale dei titoli viene ridotto, fino ad essere cancellato in casi estremi.
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