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Unicredit, Ghizzoni apre ai nuovi soci

di Fabrizio Massaro

MILANO — L'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, apre ad eventuali soci stranieri dentro l'azionariato della banca. Una mossa solo apparentemente rituale, visto che oltre all'omaggio al mercato c'è anche la necessità di avere azionisti «di lungo termine» che sostengano il management, accanto al fronte delle fondazioni italiane, oggi al 13% circa. Soggetti che eventualmente possano anche partecipare alla ricapitalizzazione di Piazza Cordusio, qualora sarà contemplata nel piano industriale che, ha ribadito, sarà presentato entro novembre a meno di «situazioni di stress estremo che oggi non prevediamo». Tra questi soggetti nuovi, vanno bene anche i fondi sovrani cinesi, che l'anno scorso avevano fatto capolino nella banca con lo 0,46% (non è dato sapere se siano ancora tra gli azionisti).

«Chiunque intenda investire nel gruppo per supportarlo nel lungo termine è il benvenuto», ha spiegato in una conferenza stampa insieme con il direttore generale Roberto Nicastro al termine di un consiglio di amministrazione che fra le altre cose ha avviato l'ingresso delle quote rosa nelle società controllate (73 donne su 210 posti nei board da qui al 2015). «La banca è pubblica. Spero che con i risultati che faremo sapremo attrarre l'attenzione di nuovi azionisti, ma non ci sono discorsi particolari in corso», ha specificato Ghizzoni. Precisazione d'obbligo anche perché un eventuale ingresso in forza di uno o più soci stabili potrebbe provocare anche ripercussioni sulla governance della banca, il cui board scade l'anno prossimo. In particolare potrebbe esserci un rimescolamento negli equilibri interni se nello stesso tempo dovessero diluirsi alcune fondazioni minori, come la Cassamarca o il Banco di Sicilia, che hanno già dichiarato di trovarsi in difficoltà di fronte a una eventuale richiesta di capitale. Ma su questo terreno Ghizzoni ha preferito per ora non entrare, visto che si tratta di scenari secondo lui ancora lontani. Così come non si è sbilanciato sui possibili modi di accrescere il capitale (aumento, taglio del dividendo, cessione di asset, un mix di tali misure) visto che sarà deciso solo a valle del piano industriale. «Mi rendo conto che le decisioni sul capitale sono delicate, importanti e vanno discusse e approfondite con tutti». Di sicuro non saranno cedute le attività in Polonia e Turchia «anzi stiamo investendo sull'apertura di nuove filiali. E poi la Turchia è appena stata upgradata, al contrario dell'Italia».

Proprio il downgrade da parte di Standard & Poor's per Ghizzoni è «un segnale forte soprattutto al governo perché continui a lavorare sul contenimento del debito e su misure atte a riavviare di nuovo la crescita: bisogna dare una risposta veloce al mercato, al contrario di quanto fatto con la manovra, senza tassazioni ma lavorando sul contenimento delle spese, sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni e sulla lotta all'evasione». La situazione macroeconomica ha effetti diretti sulle banche e sulle imprese a causa dell'innalzamento degli spread: se la situazione si solidifica, le imprese dovranno pagare di più il credito, finendo svantaggiate rispetto alle concorrenti estere. Su questo incide anche la liquidità, sulla quale però Unicredit è «in una situazione abbastanza positiva, tranquilla. Abbiamo una situazione stabile e la nostra presenza geografica ci dà una mano importante».

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