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UniCredit, Fondazioni in campo

L'ormai imminente decisione di UniCredit sull'aumento di capitale – che, a meno di improbabili rinvii dell'ultima ora, sarà formalmente presa dal board di lunedì prossimo – è in queste ore al vaglio dei principali soci del gruppo. Il pool di soci italiani, cui fa capo circa il 20% del capitale tra azionisti privati e Fondazioni, è intenzionato quantomeno a mantenere le posizioni, anche nel caso la ricapitalizzazione si attesti nella fascia alta del range ipotizzato (5-7 miliardi). A partire proprio dalle due grandi Fondazioni. La CariVerona, attualmente al 4,2% del capitale, sta valutando la sottoscrizione pro-quota dell'aumento, sia per mantenere l'aggancio alla banca con un proprio rappresentante in consiglio (attualmente il vicepresidente vicario Luigi Castelletti) sia per mediare l'investimento abbassando il prezzo di carico. Maggiore convinzione sembra arrivare da Torino, dove la Fondazione Crt (che attualmente ha il 3,3%) sarebbe addirittura pronta a incrementare il proprio investimento arrotondando la quota fino ad arrivare al 4%. Il tema sarà affrontato nel prossimo consiglio di amministrazione dell'ente, che si riunirà dopo che la banca avrà preso le decisioni sull'aumento.

Più difficile la situazione delle Fondazioni minori che comunque, nel complesso, dovrebbero mantenere le posizioni. Al pari degli azionisti privati (da Maramotti a Pesenti), la cui unica defezione andrà probabilmente cercata nella FondiariaSai dei Ligresti, alle prese con un complesso piano di ristrutturazione finanziaria del gruppo. La decisione definitiva sull'importo dell'aumento di capitale di UniCredit, che in ogni caso dovrebbe essere più vicino ai 7 che ai 5 miliardi, sarà presa entro la settimana, dopo che da Bankitalia saranno arrivate indicazioni definitive sul computo dei 3 miliardi di obbligazioni cashes nel Core Tier 1. Su proposta dell'amministratore delegato Federico Ghizzoni, lunedì il board di UniCredit delibererà la ricapitalizzazione e convocherà per metà dicembre l'assemblea dei soci per la necessaria approvazione. L'approdo sul mercato è previsto, tenendo conto delle condizioni di mercato, o il 9 o il 16 gennaio 2012. E solo in prossimità di quella data sarà definito il prezzo dell'aumento, con uno sconto ipotizzato tra il 20 e il 25% sul Terp, che sarà definito con le banche del consorzio di garanzia e collocamento ancora in via di definizione (Merrill Lynch avrà il ruolo di global coordinator, il resto dei ruoli è ancora da attribuire anche se è certo che Mediobanca tornerà ad avere un ruolo).

Nell'ambito dei piani di rafforzamento patrimoniale, resta in discussione l'ipotesi di un dividendo in azioni (come nel 2009) per un importo fino a un miliardo di euro. Decisione che dovrà tenere conto anche delle proiezioni sugli utili 2011, destinati ad «asciugarsi» rispetto alle attese di metà anno se saranno confermate le attese degli analisti che hanno azzerato le previsioni di utile per il terzo trimestre. L'altro nodo da sciogliere nell'imminente ricapitalizzazione riguarda il pacchetto del 7,5% in mano ai fondi libici. In assenza di indicazioni dal nuovo Governo provvisorio, i relativi diritti d'opzione saranno messi in vendita nei primi giorni di contrattazioni. Sarà quello il momento in cui potrebbe affacciarsi un fondo sovrano, probabilmente cinese, che non tutte le Fondazioni hanno mostrato di gradire.

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