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UniCredit dopo Fineco vende Pekao

Sul mercato il 10% della controllata polacca: il deal vale 749 milioni e 12 punti base di Cet1
Dopo Fineco, è subito il turno di Pekao. UniCredit applica alla lettera quanto annunciato l’altroieri e prosegue nella sua «profonda» revisione strategica in due tempi: a novembre il nuovo piano industriale, prima di allora il via libera a tutte le cessioni capaci di creare valore. Pertanto, giusto il tempo di chiudere l’accelerated bookbuilding per il 10% di Fineco (258 milioni l’incasso a 5,4 euro, nella parte alta della forchetta) che subito è arrivata la decisione di aprirne un altro: sul mercato, da ieri, c’è anche il 10% di Pekao, la controllata polacca oggi posseduta al 50,1%. In ballo in questo caso c’è un deal da 749 milioni di euro e un beneficio potenziale di 12 punti base di Common equity tier 1 (Cet1).
Il mandato al nuovo ceo era arrivato già lunedì nel corso del cda che gli ha conferito le deleghe, ma a contribuire alla decisione di alleggerire la quota Pekao è stato l’apprezzamento del mercato per il nuovo percorso annunciato da Jean Pierre Mustier: ieri il titolo ha guadagnato il 13,45% ed è tornato a quota 2,1 euro, livello che non si vedeva dalla vigilia della Brexit. La cessione «è un’ulteriore precisa indicazione che UniCredit agirà in maniera decisa e rapida per cogliere ogni opportunità incrementale per la creazione di valore in linea con il rinnovato impulso ad una gestione attiva del portafoglio in cui tutti gli attivi saranno soggetti alla stessa disciplinata gestione del capitale», ha spiegato la banca in una nota.
Che cosa potrebbe finire ancora nel mercato? Già Federico Ghizzoni aveva esplorato il novero delle cessioni immediatamente effettuabili, e in un gruppo con 700 legal entities le possibilità in teoria non mancano. Per ora gli analisti continuano a ragionare essenzialmente sull’altra grande partecipazione scambiata in borsa, la turca Yapi Kredi, dove tuttavia la struttura dell’azionariato – UniCredit è socio paritetico di Koç Group nella holding che controlla l’81,8% della banca – lascia minori spazi di manovra. Ipotesi più “hard”, pur sempre di scuola, riguardano Bank Austria o Hvb, riguardo alle quali ci sarà probabilmente da aspettare il nuovo piano, così come nel caso di Pioneer: la Brexit ha complicato una trattativa che già era lunga e in salita, e – nonostante lunedì Mustier abbia detto che «siamo al lavoro per trovare una soluzione» – non si esclude un cambio di rotta. In ogni caso, «UniCredit conferma il suo obiettivo chiave di consentire la fruizione del suo network senza eguali in Europa occidentale, in Europa centrale e inEuropa orientale all’ampia base di clientela», ha confermato ieri la banca.
Lunedì al board il nuovo ceo ha presentato il suo programma a grandi linee («Un programma convincente, che gode dell’unanime e convinto sostegno del cda», ha detto ieri il vice presidente Luca Cordero di Montezemolo), mentre il piano industriale, come detto, è atteso a novembre. Di qui si capirà se ci sarà bisogno di un aumento di capitale (che potrebbe avvenire a gennaio-febbraio): le cessioni potranno ridurne l’ammontare, ma anche sostenere l’andamento del titolo quanto basta ad affrontare un’operazione che ai valori di oggi sarebbe iperdiluitiva. Con o senza aumento, capitale e redditività restano in cima ai pensieri del manager francese, che ieri – primo giorno da ceo – ha scritto ai dipendenti: «Dovremo affrontare sfide importanti, dal rafforzamento del capitale alla crescita dei risultati economici – si legge nel messaggio -. L’industria bancaria si sta rapidamente trasformando e deve costruire e consolidare nuovi modelli, noi vogliamo e possiamo essere protagonisti di questo percorso».
Tornando a Fineco, ieri c’è voluta meno di mezz’ora per offrire al mercato il 10% (con richieste 3 volte l’offerta) della banca multicanale per un corrispettivo di 328 milioni. Il prezzo, va detto, incorpora uno sconto del 6% circa rispetto all’ultimo prezzo di chiusura pre-annuncio: l’operazione dà ad UniCredit, che continua ad essere con il 55,4% l’azionista di maggioranza, circa 8 punti base in più sul Cet1. Nel capitale di Pekao, invece, UniCredit scenderà al 40,1% ma rimarrà socio di riferimento visto che il resto del capitale è distribuito in piccole quote tra gli istituzionali e nel retail.

Marco Ferrando

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