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UniCredit fa da apripista sulla riforma

UniCredit ci sta pensando, Intesa Sanpaolo per ora non ha affrontato la questione tuttavia potrebbe farlo nei prossimi mesi, quando la governance sarà oggetto di una verifica più approfondita in seno al Consiglio di Sorveglianza (che domani dovrebbe nominare la commissione ad hoc). Ma il voto multiplo potrebbe finire anche sul tavolo di altre banche alla vigilia di significativi riassetti: da Carige a Mps fino a Banca Marche, tutte impegnate in aumenti fortemente diluitivi potenzialmente destinati a cambiare radicalmente la geografia dei soci.
Il primo a sdoganare il tema, a fine ottobre, è stato il ceo di UniCredit, Federico Ghizzoni. Che ha anticipato l’intenzione della banca di valutare l’introduzione del voto multiplo nell’ambito delle modifiche allo statuto che saranno sottoposte all’assemblea dei soci convocata per il 13 maggio: «Decideremo entro gennaio», aveva dichiarato un mese e mezzo fa; a quanto si apprende, da allora sono partite alcune verifiche tecniche e un primo sondaggio tra i soci, ma nessuna decisione è ancora stata presa. «È una possibilità che va discussa», aveva detto qualche giorno dopo il vice presidente Fabrizio Palenzona, e in effetti le discussioni risultano in corso; certo, come aveva sottolineato Ghizzoni, se il voto multiplo sarà introdotto varrà ovviamente per tutti e non solo le Fondazioni. «Abbiamo molti azionisti, dall’Italia e dall’estero, per questo non assocerei il voto multiplo alle Fondazioni», aveva detto ancora Ghizzoni in una sottolineatura non irrilevante. Nessuno ignora che il tema sia delicato, perché va ad agire su un elemento chiave – il peso degli azionisti, e quindi chi comanda – in una fase di transizione per le banche italiane, con le big in particolare impegnate ad assumere progressivamente la fisionomia di public company: in quest’ottica, il voto multiplo sarebbe destinato a valorizzare il nucleo stabile degli azionisti, chiunque essi siano.
In Ca’ de Sass il cantiere della governance entrerà nel vivo nel 2015, e solo allora si deciderà se porre sul tavolo anche il voto multiplo. Nei mesi scorsi il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giovanni Bazoli, nel definire «perfettibile» l’attuale sistema duale della banca non aveva escluso che tra le opzioni allo studio potrebbe figurare anche il voto plurimo, ma al momento non si registrano particolari entusiasmi al riguardo. Discorso diverso per altre banche alle prese con riassetti importanti: Mps e Carige, per esempio, alla vigilia di nuovi aumenti di poco inferiori alle attuali capitalizzazioni di Borsa ma al tempo stesso attente a non perdere l’occasione di qualche eventuale cavaliere bianco. Il voto multiplo, fanno notare fonti vicine a entrambi i dossier, potrebbe essere un elemento in più per attirare l’attenzione di nuovi investitori, ma si vedrà quando i tempi saranno più maturi. Caso analogo per Banca Marche, dove il Credito Fondiario sta lavorando a un piano di salvataggio che prevede non solo una maxi cartolarizzazione ma anche un aumento di capitale di poco inferiore al miliardo: insieme a Fonspa, sarebbero pronti a intervenire altri istituzionali; e in linea teorica il voto plurimo potrebbe aiutare a gestire le successive fasi di sviluppo del piano, che non esclude la quotazione in Borsa.

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