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«UniCredit, entro due mesi il successore di Ghizzoni»

Il presidente Vita: resto al timone per gestire la transizione
«Per il nuovo ceo di UniCredit ci sarà da aspettare almeno la fine di luglio, perché una procedura di selezione o la si fa bene o non si fa. Che sia italiano o straniero non conta, valuteremo figure esterne e interne, ma dovrà arrivare dal mondo delle banche e avere un’esperienza trasversale, dal retail al corporate fino alla piena conoscenza di tutti gli aspetti regolatori e di vigilanza. Intanto io resto al mio posto, perché un capitano non lascia la nave quando ci sono segnali di allarme». Terminato il board, quando intorno alle 19 rientra nel suo ufficio al trentesimo piano dell’UniCredit Tower, il presidente Giuseppe Vita trova un cielo plumbeo su Milano. Ma non sembra perdersi d’animo: «Il percorso per la nomina del nuovo ceo è avviato, intanto Federico Ghizzoni continua a spendersi come e più di prima e infatti i risultati sono più che soddisfacenti. La pressione del mercato resta elevata, è vero, ma noi andiamo avanti sulla nostra strada», dice in questa intervista a Il Sole 24 Ore.
A che punto è il processo?
Insieme al nostro consulente Egon Zehnder, che abbiamo selezionato con un beauty contest, abbiamo definito il profilo del nuovo consigliere delegato, che oggi (ieri, ndr) è stato approvato dal consiglio. Ora può partire la ricerca di candidati che abbiano i requisiti necessari.
Continua pagina 31 Marco Ferrando
Alessandro Graziani

Continua da pagina 29 Quali sono?
Anzitutto deve arrivare dal mondo delle banche, italiano o estero, interno o esterno non conta. L’importante è che abbia un’esperienza almeno decennale in una realtà il più vicina possibile a quella di UniCredit, visto che dovrà essere in grado di guidare e motivare una squadra di 127mila persone. Deve avere un profilo internazionale, ma soprattutto conoscere la complessità del contesto regolamentare in cui operiamo; e poi dovrà essere disponibile a essere con noi in un arco di tempo ragionevole.
Entro quando arriverà la scelta?
Nel limite del possibile entro la fine di luglio.
Alcuni azionisti però vi chiedono di fare in fretta, e la Borsa sembra della stessa opinione.
Un processo o lo si fa bene o non lo si fa, in teoria se guardiamo alle prassi servirebbero almeno 3-4 mesi. Cercheremo di accelerare il più possibile, io ho preallertato il consiglio per eventuali convocazioni straordinarie, ma il processo deve essere standardizzato e condotto a regola d’arte: ce lo chiede la vigilanza ed è l’unico modo per evitare critiche future.
Sono già stati fatti nomi in cda?
Per il momento no.
Il consiglio è allineato? A giudicare dai rumors i consiglieri hanno pareri molto discordanti sui requisiti del futuro manager e su quello di cui ha bisogno la banca.
Il board è allineato, infatti ha deciso di affidarsi a una commissione che comunque non deciderà al suo posto: quando avremo individuato una rosa ristretta la scelta finale spetterà ovviamente al cda.
L’attuale consiglio è a metà mandato: con il nuovo ceo cambieranno anche le linee strategiche della banca?
Servirà un punto d’incontro. Siamo in una fase in cui la banca sta continuando a lavorare e bene, l’attuale ceo lavora con l’impegno e la lucidità di sempre. Poi ovviamente sappiamo che c’è un problema, che esprime il mercato, ed è quello relativo al capitale che pure è sopra ai livelli regolamentari. Bisogna vedere come rafforzarlo: ci sono tante strade, alcune potremo perseguirle noi nell’attesa, le altre verranno scelte dal nuovo capoazienda.
Con la scelta del nuovo ceo, il board di UniCredit intende rimettere in discussione il profilo di banca paneuropea?
No. UniCredit oggi è una banca europea con il suo quartier generale in Italia, e questa dovrà restare. Con il prossimo ceo concorderemo un nuovo percorso, che però non potrà comportare un capovolgimento di rotta.
Se ne è discusso in consiglio?
No, lo diamo per scontato.
Il 9 febbraio questo stesso board confermava unanime la fiducia a Ghizzoni. Che cosa è successo da allora?
Già nei mesi precedenti c’era stata una certa insoddisfazione da parte del mercato per la strategia presentata a novembre, poi come noto è arrivato lo tsunami di gennaio su tutte le banche. La pressione è salita finché Ghizzoni, da perfetto gentiluomo qual è, ha dato la disponibilità a farsi da parte.
Presidente, qual è e quale è stata la sua posizione?
Non sono d’accordo con questa discontinuità, ho grande stima umana e professionale di Ghizzoni, ma in consiglio non sono da solo e ora devo gestire il processo di ricambio del ceo. Se quattro anni fa ho deciso di diventare presidente di UniCredit è anche perché c’era lui, di cui mi fidavo e mi fido tuttora.
A far precipitare le cose, quanto ha contribuito il caso della Popolare di Vicenza?
È una leggenda metropolitana: tutti ne parlano ma in pochi sanno come sono andate le cose.
Cioè? Quale è la sua versione?
Molto semplicemente, è stato siglato, peraltro in ben altre condizioni di mercato, un contratto standard di pre-garanzia che prevedeva una serie di 14 condizioni per la trasformazione in una garanzia piena, tra cui la quotazione in borsa. In più c’erano anche le consuete market adverse conditions: quando abbiamo visto che non c’erano le condizioni previste, e che la banca veneta non era libera di far slittare l’operazione per onorare le richieste della Bce, abbiamo informato le autorità competenti e si è avviato il cantiere di Atlante.
C’è stato il rischio che UniCredit dovesse assorbire la Popolare di Vicenza?
Mai. Lo avrebbero impedito le condizioni avverse del mercato e la mancata quotazionRe.
Perché l’operazione non era stata avallata dal consiglio?
Perché rientra nelle deleghe conferite alla struttura, peraltro leader in Europa in questo genere di operazioni.
Certo questa vicenda non ha giovato al clima in cda…
Alcuni consiglieri vengono influenzati dal clima esterno, da quello che leggiamo sui giornali, e per questo abbiamo fornito tutte le informative del caso, da cui peraltro è emerso che sono state rispettate tutte le regole interne.
Come spiega le recenti dimissioni di Manfred Bischoff, il numero uno di Daimler che sedeva in consiglio dalla nascita di UniCredit?
Da tempo mi aveva chiesto di lasciare per i troppi impegni in Germania, e le sue dimissioni rese ora ci hanno consentito di cooptare Sergio Balbinot in rappresentanza di Allianz senza violare le norme sulle quote rosa: ora inseriremo una donna in rappresentanza della Germania.
Recentemente Alessandro Penati, presidente di Quaestio e numero uno del fondo Atlante, ha detto che gli azionisti di UniCredit andrebbero licenziati. E’ d’accordo?
Era una battuta e come tale va presa. Piuttosto, il professor Penati non doveva dire che Atlante è stato fatto per salvare UniCredit: è del tutto sbagliato e mi spiace che una persona preparata come lui sia cascata in questo equivoco.
Crede che in UniCredit ci sia un problema di governance?
Credo che questa banca, come molte altre società, sia cambiata moltissimo e con essa il suo azionariato, visto che i soci fondatori si sono fortemente diluiti: oggi siamo una vera public company, ma più delle regole conta il successo del mercato. Se il mercato non ci sostiene, non c’è regola che tenga.
Presidente, Ghizzoni lascia. In questi mesi turbolenti, lei ha mai pensato di dimettersi?
Ho senso di responsabilità, andarmene al primo stormir di foglia non mi sembra la mossa migliore. Anche se non è facile lavorare con la pressione del mercato, della stampa, del consiglio e dei collaboratori, non ho mai pensato di lasciare il ponte di comando. Bisogna sempre guardare avanti, e anzi in questi ultimi giorni devo ammettere che la squadra si sta rivelando quanto mai coesa e motivata.

Marco Ferrando
Alessandro Graziani

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