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Unicredit e la crescita in Est Europa «La nuova Cina? Per l’Italia è qui»

VIENNA — A giudicare dagli indicatori macroeconomici che scorrono sulle slide l’Europa sembra divisa in due. C’è un’area occidentale che fatica a imboccare la strada della ripresa. E una orientale che sembra avere già superato la crisi e cresce a ritmi sostenuti. Sarà anche per questo che i relatori che si alternano sul palco di Euromoney Central and Eastern European Forum di Vienna (1.200 partecipanti) non risparmiano ottimismo nelle loro relazioni. Di crisi si parla solo al passato. E pare che anche in Europa occidentale sia destinato a tornare il sereno. Dopo il Pil negativo del 2013 (-0,4%) quest’anno si dovrebbe rivedere il segno positivo: +0,6. Previsioni. Intanto qui, nel cuore della Mitteleuropa, si diffondono i dati di una crescita media del Pil del 2,5%. Ci sono Russia e Turchia. Ma anche Repubblica Ceca, Polonia e la stessa Austria.
«Se si vogliono fare affari è questo il posto in cui bisogna essere» ha esordito in tono trionfale Richard Ensor, capo dell’Euromoney Istitutional Investor in apertura dei lavori. E qui c’è Unicredit, sponsor dell’evento, che in Austria è la prima banca del paese. Ma è sul podio in ogni nazione dell’Europa centro orientale. «Per noi è un’area fondamentale. Abbiamo 14,5 milioni di clienti e 3.600 filiali in 14 paesi» ha detto Gianni Franco Papa, responsabile divisione Europa centro orientale di Unicredit. Sommando i dati di tutti i paesi è la prima banca per prestiti e seconda nel mercato dei bond. «La nostra è una presenza catalizzatrice per migliaia di imprese italiane. Avendo replicato il modello di servizio al cliente italiano, chi si rivolge a noi non si accorge della differenza tra investire in Italia, Turchia o Lituania».
Lavorano in quest’area oltre 3.700 imprese italiane. Un numero cinque volte superiore rispetto a quelle presenti in Cina. Un trend facilitato dal fatto che, secondo uno studio della Banca mondiale, nella parte alta della classifica dei paesi in cui è più facile fare affari sono presenti quasi tutti i paesi dell’Europa dell’Est. Per non parlare della forza attrattiva dei fondi strutturali europei, che da queste parti sanno sfruttare piuttosto bene.
Ma anche le nostre aziende hanno cominciato a beneficiare della crescita dell’area. L’export del made in Italy è sette volte superiore rispetto a quello verso Pechino, con una popolazione cinque volte inferiore. Già perché se prima si veniva a Est per delocalizzare, oggi interessa un mercato di 300 milioni di persone che producono, si arricchiscono e consumano. «Ora l’obbiettivo di Unicredit è darsi un nuovo modello di banca» spiega Papa. «Dobbiamo riuscire a raccogliere capitali autonomamente, attraverso i clienti o con l’emissione di bond. La sfida è questa».

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