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Unicredit, duello in consiglio. Il nodo Mps e le scelte di Mustier

Doveva essere una riunione «informale», quella convocata ieri pomeriggio dai consiglieri di Unicredit. Ma la tensione attorno alla banca è tanta, perché si intrecciano due filoni molto significativi per il futuro dell’istituto: da un lato il rinnovo dei vertici e l’incertezza su un terzo incarico all’amministratore delegato Jean Pierre Mustier; dall’altro la partita Montepaschi, che potrebbe finire al colosso di piazza Aulenti anche se le resistenze a una simile soluzione, dentro e fuori Unicredit, sono tante.

Ieri mattina il Sole 24 Ore ha parlato di consiglio «straordinario», un evento (per di più di domenica) che in altre occasioni della banca ha portato a improvvisi ribaltoni al vertice. L’indiscrezione — inizialmente non commentata da Unicredit — è poi stata ridimensionata da fonti della banca in una riunione «informale» dei consiglieri (in videoconferenza, dalle 18) per avviare il complesso iter di preparazione della lista: in Unicredit — che è una public company in gran parte in mano a fondi esteri — è il consiglio uscente che prepara la lista di candidati per l’assemblea di aprile 2021. Insomma un incontro in vista dell’avvio ufficiale dei lavori nel «comitato nomine».

In questo processo è già stato individuato il futuro presidente, l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, cooptato nel board lo scorso mese. Ora il tema caldo pare essere quello dell’amministratore delegato. Da settimane la conferma di Mustier, in carica da luglio 2016, non viene data per certa sul mercato. Da un lato al banchiere verrebbero imputate la resa non ottimale del titolo e la mancanza di una strategia chiara dopo la fase delle cessioni (Mediobanca, Fineco, Pioneer, la Polonia fra gli altri). Dall’altro Mustier sta mantenendo la linea di non puntare su fusioni e acquisizioni. Ma c’è il tema Mps: il Tesoro deve vendere Siena e solo Unicredit è realisticamente in grado di rilevarla. Mustier avrebbe chiesto al governo una dote analoga a quella di Intesa Sanpaolo per le banche venete (che però erano fallite): circa 4 miliardi tra crediti fiscali (detti «dta») e un aumento di capitale di Mps coperto dal Tesoro, nonché lo scarico di 10 miliardi di pendenze legali.

Il governo ha introdotto una norma in manovra, che attribuisce a Mps 2 miliardi netti di crediti fiscali a favore di chi la compra; ma i Cinquestelle sono contrari al «regalo a Unicredit» e hanno presentato un emendamento che limita a 500 milioni i crediti fiscali. La linea M5S è di tenere Mps pubblica. Se in Unicredit passasse la linea di prendere comunque Mps, Mustier finirebbe in minoranza.

Pesa poi il tema della «sub-holding», cioè il progetto di quotare la parte estera di Unicredit in Germania. Ci sono state forti contrarietà sia dentro il consiglio sia nel governo, che teme lo smembramento e il passaggio del ramo italiano a qualche gruppo francese. Mustier l’avrebbe per ora accantonato: una marcia indietro cui avrebbe contribuito l’influenza di Padoan.

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