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UniCredit, diritti ancora a sconto

di Antonella Olivieri

UniCredit supera il lunedì del dopo downgrading dell'Italia con un doppio rialzo di azioni e diritti. E questo nonostante penda sul rating di Piazza Cordusio, come su quello delle altre banche dei Paesi declassati, l'automatismo di una nuova riduzione del merito di credito. Poca cosa, ma le azioni sono salite dello 0,4% a 2,93 euro dai 2,918 euro di venerdì, mentre il diritti sono passati da 1,7 euro a 1,72 euro (+1,17%). Lo sconto rispetto al prezzo teorico dei diritti (1,974 euro), calcolato sul prezzo di chiusura di ieri dei titoli, è del 12,8%. A muoversi in questa fase sono soprattutto gli investitori istituzionali e in particolare quelli "long-only" che puntano ai titoli più sottovalutati in un'ottica di medio-lungo periodo. Ieri è arrivato un report tecnico di Equita Sim (partecipante al consorzio di collocamento) che sottolinea questo aspetto, segnalando che UniCredit è trattata in Borsa intorno a 0,4 volte il patrimonio netto tangibile stimabile per il 2012, un livello che rappresenta un minimo sia nella storia borsistica del titolo sia rispetto alle altre grandi banche europee che, sullo stesso multiplo, viaggiano in media intorno a 0,66 volte. Secondo le stime della Sim milanese, per esempio, Intesa-Sanpaolo è trattata a 0,62 volte il patrimonio netto tangibile contro un multiplo di 0,39 per UniCredit.
Il report attribuisce a fattori tecnici la sottoperformance del titolo da inizio anno (-30%), che dovrebbe essere riassorbita una volta completato l'aumento di capitale, e indica un target a 4,7 euro che corrisponderebbe a un multiplo di 0,6 volte il patrimonio netto tangibile, stimato però al 2013, e a un p/e (rapporto prezzo di Borsa/utili) di 8. Con quest'ultima valutazione salgono al 58% i giudizi buy (comprare), contro un 25% di neutral e un 17% di sell (vendere). Al minimo e al massimo dei target degli analisti ci sono due case di investimento che non fanno parte del consorzio: 2,4 euro è il prezzo obiettivo più basso, quello di Morgan Stanley, e 5,2 euro quello più alto, della tedesca Berenberg.
Fatto sta che, dalle segnalazioni Consob, tra i nuovi azionisti spuntati in UniCredit c'è Capital research, uno dei grandi fondi Usa long-only, con il 2,547%. Mentre invece, tra i soci stabili della banca, sempre dalle segnalazioni Consob, è emerso che Carimonte ha condotto un'operazione di prestito titoli sull'1,608% del capitale, presumibilmente per finanziare la sottoscrizione dell'aumento, fornendo in questo modo "materiale" per gli arbitraggi: la quota complessiva della Fondazione è del 2,909%. Dalle segnalazioni di internal dealing emerge inoltre che il chief operating officer della banca, Paolo Fiorentino, ha esercitato diritti per un controvalore di poco inferiore ai 200mila euro.
Nessuna traccia invece, per ora, di fondi sovrani esteri che sarebbero stati inibiti dall'investire grosse cifre dall'esistenza del tetto al possesso del 5%: la logica è che il vincolo potrebbe ostacolare la vendita di province dell'impero. Si era parlato anche di un interesse a rilevare una quota di Koc, già partner di UniCredit in Turchia, ma anche su questo fronte per ora non si registrano novità. Le reazioni del retail sono attese infine soprattutto verso fine settimana, ma da alcune valutazioni emergerebbe che già oltre il 30% degli investitori individuali ha esercitato i diritti per la sottoscrizione delle nuove azioni.

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